Istat conferma deficit 2025 al 3,1% del Pil: resta la procedura d’infrazione. Pressione fiscale al 42,9%

martedì, 22 Settembre 2026
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La revisione ordinaria dei Conti economici nazionali pubblicata dall’Istat conferma che l’Italia non uscirà quest’anno dalla procedura europea per deficit eccessivo. Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma ancora sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee.

Il dato era particolarmente atteso dal governo perché un deficit inferiore al 3% avrebbe potuto aprire la strada all’uscita anticipata dalla procedura. La revisione Istat ha confermato il rapporto al 3,1%, con un peggioramento della stima di 355 milioni di euro, determinato da un aumento delle uscite di 2.346 milioni, superiore alla crescita delle entrate, pari a 1.991 milioni.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’Italia deve rinunciare alle speranze di un’uscita anticipata già quest’anno, confermando che il rientro sotto i parametri UE «potrà accadere solo nel 2027», come inizialmente previsto dai documenti ufficiali di finanza pubblica.

I dati principali

Parametro 2024 2025 Variazione / nota
Indebitamento netto/Pil -3,4% -3,1% Sopra la soglia Ue del 3%
Pressione fiscale complessiva 42,2% 42,9% +0,7 punti percentuali
Entrate fiscali e contributive — +4,1% Crescita superiore al Pil nominale
Pil a prezzi correnti — +2,5% Crescita nominale
Pil in volume +1,1% +0,6% Revisione: +0,3 punti nel 2024, +0,1 nel 2025
Debito pubblico/Pil 134,2% 136,7% In aumento, ma sotto la precedente stima del 137,1%

Pressione fiscale al 42,9%

Uno dei dati più rilevanti della revisione riguarda la pressione fiscale complessiva, salita dal 42,2% del 2024 al 42,9% del 2025.

L’Istat considera nel calcolo le imposte dirette, indirette e in conto capitale e i contributi sociali. Le entrate fiscali e contributive sono aumentate del 4,1%, a fronte di una crescita del 2,5% del Pil a prezzi correnti. La dinamica delle entrate è quindi risultata superiore a quella della ricchezza prodotta, contribuendo all’aumento della pressione fiscale.

Debito e crescita

Sul fronte del debito pubblico, il rapporto con il Pil è salito al 136,7%, rispetto al 134,2% del 2024. Il dato è tuttavia migliore rispetto alla precedente stima di aprile, che indicava un rapporto del 137,1%.

Anche la crescita del Pil è stata rivista. Nel 2025 il Pil in volume è aumentato dello 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla precedente stima. Per il 2024 la crescita è stata invece rivista all’1,1%, con un incremento di 0,3 punti rispetto alla stima precedente.

Il nodo della procedura europea

L’Italia resta quindi sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo, avviata nel 2024 dopo il superamento della soglia del 3% del Pil. La Commissione europea indica tuttora l’Italia tra i Paesi soggetti alla procedura.

La permanenza nella procedura mantiene in vigore il percorso di aggiustamento dei conti pubblici e il controllo sulla dinamica della spesa netta. La Commissione ha valutato nel giugno 2026 che l’Italia abbia adottato un’azione efficace per correggere il disavanzo, ma la procedura resta aperta finché il deficit non viene riportato stabilmente sotto il 3%.

Il quadro europeo comprende inoltre la possibilità di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale per la spesa aggiuntiva destinata alla difesa. Nel 2026 la Commissione ha previsto che, nell’ambito della clausola, la flessibilità possa essere estesa anche a determinate misure per la sicurezza energetica, mantenendo il limite complessivo dell’1,5% del Pil previsto per la clausola sulla difesa.

Le reazioni della politica

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso il rammarico del governo per il mancato rientro anticipato sotto la soglia del 3%, spiegando che l’Italia potrà uscire dalla procedura nel 2027.

Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha invece ridimensionato il peso dello scostamento di un decimale nel rapporto deficit-Pil e ha chiesto maggiore spazio di bilancio per gli investimenti. «In manovra è evidente che serve uno scostamento di bilancio da miliardi», ha dichiarato.

Dalle opposizioni sono arrivate valutazioni critiche sui conti pubblici e sull’aumento della pressione fiscale. Giuseppe Conte ha collegato i nuovi dati a quella che definisce una fase di austerità e a un aumento della pressione fiscale, mentre Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, ha sottolineato il livello della pressione fiscale e le conseguenze sulla spesa pubblica.

Cosa cambia per la prossima manovra

Il dato del 3,1% non determina da solo il contenuto della prossima Legge di Bilancio, ma conferma il vincolo rappresentato dal quadro europeo e dalla procedura per disavanzo eccessivo. Per il governo il margine di manovra resta quindi legato all’andamento delle entrate, della spesa e del rapporto deficit/Pil, oltre che al rispetto del percorso fiscale concordato con le istituzioni europee. La questione sarà centrale nella preparazione della prossima manovra.

Vittorio Zenardi

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