Antisemitismo, l’ombra pro-Pal sul Pd: Schlein sempre più in crisi

giovedì, 24 Settembre 2026
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È grave la decisione del Pd di non votare a favore del ddl di contrasto dell’antisemitismo. Grave perché impedisce la convergenza bipartisan su un grande tema di civiltà, fatto quanto mai auspicabile in un momento di aspra polemica politica come questo. Grave soprattutto perché rappresenta l’ulteriore sintomo di un’“egemonia” radicale ed estremistica sul Campo largo.

Evidentemente Elly Schlein proprio non ce la fa a imporre una linea di sinistra moderna e liberale, non solo all’intero schieramento progressista, ma anche al suo stesso partito, rendendo la vita sempre più difficile e amara alla componente riformista di largo del Nazareno, il gruppo che dovrebbe in teoria fornire il nerbo della classe dirigente di un ipotetico governo del Campo largo.

E dire che uno dei primi sponsor di una legge sull’antisemitismo è stato proprio l’ex ministro dem Graziano Delrio, che oggi si dice «molto amareggiato» per il voltafaccia della leader. E critiche forti arrivano anche da storici esponenti della sinistra come Piero Fassino e Walter Veltroni. La linea impressa da Schlein rappresenta un po’ una sconfessione della tradizionale impostazione del suo partito sul tema  dell’intolleranza etnico-religiosa.

La segretaria ha motivato la sua scelta con il fatto che il provvedimento recepisce la definizione di antisemitismo fissata dall’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), definizione che, a suo dire, estenderebbe l’accusa di antisemitismo a chi critica Israele. Schlein vorrebbe fare intendere che si potrebbe essere accusati di antisemitismo per il solo fatto di attaccare Benjamin Nethanjau e il suo governo. Si tratta di un argomento chiaramente pretestuoso. Perché in realtà l’Ihra assimila all’antisemitismo, non la critica alla politica israeliana, bensì l’accostamento di questa politica al nazismo insieme con l’alterazione, in senso sempre nazista, dei simboli dello Stato d’Israele.

L’organizzazione per la memoria dell’Olocausto ritiene inoltre che sia manifestazione di antisemitismo anche giudicare responsabili dell’attuale politica israeliana gli ebrei in quanto tali, anche quelli che vivono molto lontani dallo Stato ebraico. Ed è questo forse l’atteggiamento più pericoloso, perché legittima varie forme di attacco alle comunità israelitiche. Si può andare, in tali casi, dagli attentati più gravi alle espressioni di violenza quotidiana, come è accaduto nei giorni scorsi a Milano con l’aggressione a un rabbino da parte di alcuni facinorosi.

È bene in ogni caso chiarire che il ddl antisemitismo non contiene sanzioni, né penali né amministrative, prevedendo invece varie iniziative di prevenzione e sensibilizzazione. È, diciamo, una sorta di sprone a un dibattito pubblico meno condizionato dalla pressione oggi esercitata da estremisti e beceri vari.

Ma questo obiettivo a Elly Schlein evidentemente non interessa. La sua preoccupazione sembra solo quella di intercettare le correnti pro-Pal e filo Hamas che agitano una parte della società italiana, soprattutto le frange giovanili. La leader del Pd vuole impedire a Giuseppe Conte di essere il principale beneficiario della deriva estremistica che sta caratterizzando ultimamente il nostro Paese.

Sbaglia però i suoi calcoli se pensa, in questo modo, di conquistare la leadership del Campo largo. Dovrebbe riuscire in realtà a imporre una visione di sintesi (e non di mero compromesso) all’intera sinistra. Ma non ne sembra al momento capace. Con il risultato di confrontarsi con Conte sul terreno più favorevole al leader del M5S: quello della demagogia e del populismo spicciolo.

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