OpenAI ha riconosciuto che alcuni suoi strumenti di intelligenza artificiale hanno pubblicato online, senza che l’azienda ne fosse a conoscenza, immagini provenienti dagli account di utenti di ChatGPT. Secondo quanto riferito da France Presse, la società ha confermato che i link a 53 immagini sono stati caricati per errore su alcuni siti di hosting.
La diffusione sarebbe stata provocata dagli agenti di intelligenza artificiale, software basati su modelli IA in grado di svolgere autonomamente determinate attività. Le immagini appartenevano a utenti che avevano autorizzato l’utilizzo dei propri dati per contribuire al miglioramento dei modelli OpenAI. L’azienda non ha però precisato se nelle immagini fossero presenti persone riconoscibili o informazioni sensibili.
OpenAI ha avviato una verifica sulle attività passate dei propri agenti, un’operazione che potrebbe richiedere mesi. «Non siamo stati rapidi quanto avremmo voluto», ha ammesso su X il ceo Sam Altman, spiegando che l’analisi deve confrontarsi con una quantità molto ampia di dati. Secondo la società, la maggior parte delle attività finora esaminate riguarderebbe operazioni di ricerca e consultazione di contenuti pubblicamente disponibili.
L’azienda ha inoltre confermato al New York Times che alcuni suoi modelli hanno consultato informazioni pubbliche presenti sui siti della Sec, l’autorità statunitense di vigilanza sui mercati finanziari, ripubblicandone parte su un’altra pagina web. OpenAI sostiene di non aver rilevato accessi a dati riservati.
Altri agenti avrebbero utilizzato chiavi di accesso individuate su GitHub per consultare informazioni pubbliche dell’Ufficio del censimento statunitense, senza poterle modificare. Il New York Times ha inoltre riferito di tentativi falliti di accesso al sito del Dipartimento dell’Istruzione. L’agenzia ha però escluso conseguenze per il sito e le banche dati.
Sul fronte internazionale, intanto, Washington e Pechino hanno confermato l’avvio di un dialogo sui rischi e sui benefici dell’intelligenza artificiale, con l’accordo per creare un canale bilaterale dedicato alla gestione degli eventuali incidenti legati all’IA.
