Donald Trump avrebbe respinto la proposta dell’Iran per una tregua di sette giorni, mentre resta alta la tensione attorno allo Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente statunitense avrebbe inoltre riferito ai propri collaboratori di prevedere una ripresa dei bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato di novembre.
Il piano avanzato da Teheran prevedeva un percorso in sette giorni per fermare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e riprendere i negoziati sul programma nucleare. In cambio, l’Iran chiedeva la fine del blocco navale statunitense, l’allentamento delle sanzioni sul petrolio e lo sblocco di fondi iraniani.
Nonostante il rifiuto espresso pubblicamente da Trump, Teheran sostiene di non aver ancora ricevuto attraverso i mediatori una risposta definitiva da Washington. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che qualsiasi passo verso la riapertura dello Stretto sarà subordinato al rispetto delle condizioni poste dall’Iran.
«Le nostre condizioni sono chiare», ha affermato Araghchi, sottolineando che il governo iraniano continuerà a valutare la posizione americana attraverso i canali diplomatici. Teheran ha inoltre nuovamente avvertito le compagnie di navigazione: le navi che dovessero attraversare lo Stretto lungo rotte non autorizzate potrebbero mettere a rischio equipaggi e imbarcazioni e andare incontro a future restrizioni.
Sul fronte militare, le autorità iraniane hanno mantenuto toni duri. Il portavoce delle forze armate, generale di brigata Abolfazl Shekarchi, ha minacciato ritorsioni contro Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu anche dopo la conclusione della guerra e la fine dei loro incarichi. I Pasdaran hanno inoltre fatto sapere di essere pronti a colpire navi statunitensi anche nell’Oceano Indiano in caso di nuovi attacchi.
Intanto sono state segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, anche se le informazioni disponibili non chiariscono al momento l’origine degli episodi. In Arabia Saudita, invece, le autorità hanno disposto la chiusura delle scuole per una settimana, con le lezioni trasferite alla didattica a distanza, mentre resta alta l’attenzione per l’evoluzione del conflitto regionale.
