Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a seguito di un avvelenamento da ricina. Nella mattinata di martedì 29 settembre, gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo hanno perquisito i due studi professionali di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime: il primo a Pietracatella, di fronte all’abitazione della famiglia, e il secondo a Campobasso. Al termine delle operazioni, Di Vita è stato accompagnato in Questura a Campobasso. Secondo quanto precisato dal suo legale, la presenza negli uffici di polizia sarebbe stata legata agli adempimenti relativi al materiale sequestrato. L’ex sindaco di Pietracatella, al momento, non risulta indagato per il duplice omicidio. Le perquisizioni arrivano mentre proseguono anche gli accertamenti sul materiale informatico acquisito dagli investigatori. L’obiettivo è ricostruire gli ultimi mesi di vita delle vittime, i loro rapporti e individuare eventuali elementi utili a chiarire in che modo madre e figlia siano entrate in contatto con la ricina. Gli esami tossicologici hanno accertato che Antonella, 50 anni, e Sara, 15, sono morte a causa di una grave intossicazione da ricina, anche se all’inizio i malori erano stati ricondotti a una possibile intossicazione alimentare.
Morti da intossicazione da ricina, Di Vita condotto in Questura
