Pienone alla Galleria Alberto Sordi di Roma per la presentazione del libro del governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, “Il coraggio di governare”. Il volume, presentato a pochi passi da Palazzo Chigi, si propone come contributo al dibattito sull’identità liberale e riformista del partito in un periodo di grande tensione per la zoppicante leadership di Antonio Tajani.
La platea ha riunito una larga rappresentanza del mondo forzista e non solo: i ministri Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo (che spiega “Occhiuto è già una guida”) il vice presidente della Camera Giorgio Mulè, i parlamentari Alessandro Cattaneo e Claudio Lotito, insieme a Deborah Bergamini, Ugo Cappellacci, Annarita Patriarca e molti altri. Tra gli ex forzisti presenti spiccavano Mara Carfagna, Francesca Pascale e Luigi Marattin. Assente il segretario Antonio Tajani, sul quale Occhiuto ha glissato: “Non ho fatto inviti personali, nel partito erano tutti invitati. Ma mi pare Tajani sia a Bruxelles, è assente giustificato”.
Meloni, Berlusconi e il manifesto liberale secondo Occhiuto
Occhiuto ha tracciato con nettezza il perimetro identitario che, a suo avviso, Forza Italia deve presidiare all’interno della coalizione. “Questo libro è un contributo nel tentativo che Forza Italia, che deve esprimere il tasso maggiore di pensiero liberale e riformista dentro al centrodestra, lo faccia”, ha dichiarato il governatore. Il riferimento all’eredità berlusconiana è esplicito: “Non avremo mai leader come Berlusconi. Dobbiamo portare avanti la sua eredità rimanendo aperti ai diritti civili e alle libertà economiche”.
Sul metodo riformista, Occhiuto ha citato l’esempio calabrese come modello replicabile a livello nazionale. “Le riforme non si scrivono sotto dettatura delle corporazioni. In Calabria abbiamo dimostrato che si può fare, ad esempio con i taxi, guardando più a chi prende il taxi che a chi lo guida”, ha spiegato. Sul fronte dei diritti, il governatore ha poi avvertito: “Vorrei un partito e una coalizione che non avesse timore di discutere di questi temi con la stessa apertura mentale con la quale ne discutono i giovani. Questo ci porta a essere visti da molti giovani come una coalizione ingiallita”.
Occhiuto ha indicato alcune proposte concrete come “bandiere identitarie” di Forza Italia: “L’abolizione del bollo auto, che era un’idea di Berlusconi, doveva essere comunicata in modo più moderno. Oppure l’idea di una no tax area per i giovani, che ci apra a un elettorato che spesso si sente non rappresentato”.
Vannacci e le prossime elezioni
Sul tema del voto, Occhiuto si è detto favorevole a portare la legislatura alla sua scadenza naturale. “Spero che si vada al voto alla fine naturale della legislatura: in questo modo il governo avrebbe la possibilità di produrre altre bandiere, altre proposte di politica economica capaci di essere riconosciute dagli elettori”, ha detto. “Un anno può servirci a questo.”
Un anno, secondo Occhiuto, che servirebbe anche a ridimensionare il fenomeno Vannacci: “Lo farebbe sgonfiare, lui più che un fenomeno politico è un fenomeno mediatico”, ha precisato il vicesegretario di Forza Italia. Sull’ipotesi di un’alleanza con l’europarlamentare della Lega, la risposta è netta: “Escludo, e sarebbe un errore straordinario. Se Meloni decide di usare quest’ultimo anno per continuare su questa scia, Vannacci si sgonfia”. Strizza invece l’occhio a Calenda, ma non solo: “Qui ho visto Marattin ed esponenti di quel centro riformista che dovrebbe accogliere Forza Italia”.
Tajani e la guida futura del partito
Il nodo della leadership è stato affrontato con cautela, ma con chiarezza. “Io sono il vice di Tajani, non sono l’anti-Tajani”, ha tenuto a precisare Occhiuto. Sul segretario, pur escludendo polemiche dirette, il governatore ha sollevato un tema di metodo comunicativo, con le gaffe virali sulle gonne ed i magistrati a pochi giorni di distanza: “Accade che anche quando Tajani dice cose che non dovrebbero dar luogo a polemiche, a volte diventa ingiustamente oggetto di polemica, come nel caso della vicenda Regeni. Forse la comunicazione del partito e del segretario andrebbe rivista”.
Occhiuto ha poi chiarito la sua visione di Forza Italia: non un partito alla ricerca di un nuovo leader carismatico, ma di una classe dirigente rinnovata nel metodo. “Chiunque si atteggiasse a Berlusconi sarebbe una caricatura. Forza Italia non ha bisogno di un leader carismatico, perché nessuno avrebbe il suo carisma, ma di una classe dirigente che ritrovi un metodo: parlare di più sui social e alla gente, mostrare apertura su modernità e diritti civili”, ha spiegato. Quanto alla propria candidatura alla guida del partito, Occhiuto ha chiuso ogni speculazione: “Non ho l’ambizione di guidare Forza Italia. Sono stato rieletto presidente della Calabria l’anno scorso, ho quattro anni davanti a me”.



