Tennessee, fallisce l’esecuzione di Christa Pike: sopravvive a due iniezioni letali, ricoverata in ospedale

giovedì, 1 Ottobre 2026
5 minuti di lettura
Christa Pike

L’iniezione letale era stata sospesa meno di un’ora prima dell’orario fissato, poi la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera definitivo all’esecuzione di Christa Gail Pike in un penitenziario del Tennessee. Ma quando i funzionari del carcere hanno provato a eseguire la condanna, qualcosa non ha funzionato: secondo quanto riferito dagli inviati dei media presenti, i funzionari “non riescono” a portare a termine la procedura. La donna è stata trasportata in ospedale per ricevere cure d’urgenza.

Due ore di orrore, raccontate minuto per minuto

La cronaca riferita dai testimoni ricostruisce una procedura durata molto più del previsto. Le autorità carcerarie hanno somministrato a Pike due dosi di pentobarbital. Alle 19:46 è stata abbassata la tenda che separa la sala stampa dalla camera dell’esecuzione, per poi essere rialzata tre minuti dopo: dal microfono si sentiva la donna respirare rumorosamente. La tenda è stata richiusa alle 20:06, ma il rumore di un respiro pesante è rimasto udibile fino alle 20:53, quando l’audio è stato interrotto e i giornalisti allontanati. All’esterno del carcere, nel frattempo, si è attivato un viavai di ambulanze.

La portavoce del dipartimento di Correzione del Tennessee, Dorinda Carter, ha detto alla stampa di non essere in grado di fornire informazioni immediate sull’accaduto.

Il ricorso dei legali: “agonia non necessaria”

Nella nota diffusa dagli avvocati di Pike si legge che lo Stato “non è riuscito a portare a termine un’esecuzione legale”: vengono elencate difficoltà nel reperire un accesso venoso, vene collassate, una dose di pentobarbital risultata deteriorata e l’assenza di assistenza medica d’emergenza nel momento in cui, scrivono i legali, inevitabilmente qualcosa è andato storto — il tutto nell’ambito di un protocollo che resta avvolto nel segreto. I difensori hanno depositato un’istanza urgente alla Corte Suprema e ad altri tribunali per interrompere la procedura, denunciando una “agonia non necessaria” in violazione del diritto a non subire punizioni crudeli e inusuali, e chiedendo l’avvio immediato di cure salvavita per quella che definiscono una “deliberata indifferenza” verso bisogni medici legittimi.

Il governatore sospende tutte le esecuzioni in Tennessee

Dopo il fallimento, il governatore repubblicano Bill Lee ha ordinato un’indagine indipendente per chiarire cosa sia realmente successo e ha disposto la sospensione di tutte le esecuzioni previste nello Stato fino alla fine del 2026, compresa quella di Pike. Non si tratta di un annullamento della condanna: la pena di morte resta formalmente in vigore, ma la sua applicazione pratica è congelata almeno fino a quella data, in attesa dei risultati dell’indagine. Resta inoltre pendente l’istanza presentata separatamente dagli avvocati di Pike per fermare l’esecuzione in modo definitivo, su cui i tribunali non si sono ancora pronunciati. È il secondo tentativo di esecuzione fallito in Tennessee nel corso dell’anno.

Chi è Christa Pike e cosa accadde nel 1995

Pike, oggi cinquantenne, è l’unica donna nel braccio della morte del Tennessee. Aveva 18 anni il 12 gennaio 1995 quando, a Knoxville, insieme al fidanzato diciassettenne Tadaryl Shipp e a una terza compagna, attirò in una zona isolata vicino al campus agricolo dell’Università del Tennessee la diciannovenne Colleen Slemmer, loro collega nel programma di formazione Job Corps. Secondo l’accusa, Pike temeva che Slemmer le stesse sottraendo il fidanzato: la ragazza fu colpita con un taglierino e un blocco di asfalto fino alla morte, e Shipp incise sul corpo un pentagramma. Quel dettaglio, unito alla brutalità dell’omicidio e alla giovane età dei responsabili, alimentò all’epoca la paura collettiva per presunti “culti satanici” diffusa negli Stati Uniti tra gli anni Ottanta e Novanta.

Una condanna rimasta isolata

Il processo si chiuse nel marzo 1996 con la condanna a morte di Pike per omicidio di primo grado. Shipp, minorenne al momento dei fatti, ricevette l’ergastolo con possibilità di libertà condizionale; la terza ragazza coinvolta, che testimoniò contro gli altri due, ottenne uno sconto di pena. Questa disparità resta uno dei punti su cui la difesa insiste da decenni: secondo l’avvocato Stephen Ferrell, la sentenza di Pike rappresenta un’anomalia rispetto ad altri diciottenni condannati a morte nello stesso Stato, le cui pene sono state successivamente annullate.

Le parole di Pike e il suo consigliere spirituale

Pike non ha mai negato il gesto. Nella sua petizione di clemenza ha scritto di essere stata, a 18 anni, una ragazza malata di mente, e di aver impiegato anni per comprendere la gravità di quanto commesso e l’impatto sulle vite di chi ha colpito. Il suo consigliere spirituale, il reverendo buddista Mikey Noechel, ha riferito che nei giorni precedenti la donna si diceva in pace, dicendosi nervosa non per la morte ma per la procedura stessa. Pike gli aveva donato versi manoscritti della poesia “A—” di Edgar Allan Poe, e Noechel aveva ottenuto il permesso di assistere all’esecuzione. La donna aveva inoltre chiesto che a occuparsi della procedura fosse un team interamente femminile, per non rievocare i traumi legati alle violenze subite da bambina per mano di uomini, e aveva rifiutato di scegliere un ultimo pasto.

Un’infanzia di abusi: la tesi della difesa

Gli avvocati di Pike hanno ricostruito un’infanzia segnata da violenze fisiche e sessuali sistematiche, con episodi di abuso documentati nella petizione fin dalla prima infanzia e almeno due stupri subiti a 11 e 17 anni, oltre a trascuratezza e danni cerebrali precoci. Alla donna sono stati in seguito diagnosticati un disturbo bipolare e un disturbo post-traumatico da stress: condizioni che, secondo i legali, non furono presentate adeguatamente alla giuria nel 1996. Lo Stato del Tennessee ha riconosciuto per la prima volta queste violenze nel corso di un’udienza tenutasi ad agosto, senza tuttavia modificare la propria posizione sulla condanna. La difesa richiama anche i progressi scientifici sullo sviluppo del cervello adolescenziale, oggi spesso considerati dai tribunali americani nei casi di reati commessi a 18 anni. Una corte d’appello federale aveva accolto la richiesta di verificare se questi elementi fossero stati adeguatamente considerati come circostanze attenuanti, disponendo la sospensione poi superata dal ricorso del procuratore generale alla Corte Suprema. Lunedì scorso, il governatore Bill Lee aveva comunque respinto la richiesta di grazia.

Le altre controversie sul protocollo

Attorno al caso si sono aperti altri fronti di contestazione: i legali hanno criticato l’uso del pentobarbital e segnalato una condizione di trombocitosi che renderebbe l’iniezione particolarmente dolorosa per Pike, oltre alla composizione originariamente maschile del team previsto per la procedura. Nel 2001 la donna era stata condannata anche per tentato omicidio di primo grado, dopo un’aggressione a un’altra detenuta, e per anni è rimasta in un regime di isolamento quasi totale, allentato solo di recente.

Un caso che riaccende il dibattito sulla pena di morte

Negli Stati Uniti la pena di morte resta in vigore a livello federale e in 27 dei 50 Stati, anche se le esecuzioni restano concentrate in poche giurisdizioni del Sud e del Midwest. Secondo il Death Penalty Information Center, dal 1976 le donne messe a morte nel Paese sono state 18, circa l’1% del totale: l’ultima è stata Amber McLaughlin, giustiziata in Missouri nel 2023, mentre nel 2021 il governo federale aveva eseguito la pena su Lisa Montgomery, prima esecuzione federale di una donna dopo quasi settant’anni. Il Tennessee non metteva a morte una donna da almeno due secoli — i registri storici restano lacunosi, ma la direttrice del centro, Robin Maher, conferma l’estrema rarità del caso.

A livello internazionale, Amnesty International e le Nazioni Unite ricordano che oltre due terzi dei Paesi del mondo hanno abolito la pena capitale per legge o nella prassi, mentre la grande maggioranza delle esecuzioni documentate si concentra oggi in Cina, Iran, Arabia Saudita, Somalia e Corea del Nord. L’Italia, che all’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, ha abolito la pena di morte anche dai codici militari nel 1994, rafforzando il principio con una legge costituzionale nel 2007.

Quella di Pike sarebbe dovuta essere la trentesima esecuzione capitale negli Stati Uniti dall’inizio dell’anno, sedici delle quali avvenute in Florida: tutte le altre, come questa, prevedevano l’iniezione letale.

Vittorio Zenardi

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.