Il Brasile va alle urne per una delle elezioni presidenziali più polarizzate degli ultimi anni. La sfida mette di fronte il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Il voto arriva al termine di una campagna segnata da forti contrapposizioni politiche, accuse reciproche e tensioni che hanno attraversato l’intero Paese.
Lula punta a confermare la propria leadership e propone una linea orientata al multilateralismo e al rafforzamento dei rapporti internazionali del Brasile. Flávio Bolsonaro porta invece avanti l’eredità politica del padre e sostiene un maggiore avvicinamento agli Stati Uniti. La competizione riguarda quindi non soltanto la guida del Paese, ma anche il suo futuro posizionamento sulla scena internazionale.
Nelle ultime ore della campagna elettorale i due candidati hanno chiuso i rispettivi appuntamenti pubblici. Lula, a San Paolo, ha presentato la scelta degli elettori come un confronto tra «democrazia e barbarie», invitando anche gli anziani a recarsi alle urne. Bolsonaro ha invece rivolto ai propri sostenitori un appello a un voto di «ribellione contro la corruzione e la criminalità», alimentando il clima di forte contrapposizione che ha caratterizzato la campagna.
Sono circa 160 milioni gli elettori chiamati a votare. Oltre al presidente, saranno scelti anche 27 governatori, 513 deputati federali e 54 senatori. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 17, ora locale, e grazie al sistema di voto elettronico lo scrutinio dovrebbe concludersi nel giro di poche ore.
Se nessuno dei candidati otterrà la maggioranza assoluta dei voti validi, i due più votati si affronteranno al ballottaggio del 25 ottobre. Grande attenzione è rivolta alla distribuzione territoriale del consenso: Lula punta soprattutto sul suo storico bacino elettorale nel Nordest, mentre Bolsonaro guarda alle regioni del Sud e del Centro-Ovest.
Decisivo sarà anche il voto nel Sud-Est, l’area economicamente più importante del Brasile, con particolare attenzione al Minas Gerais, considerato da tempo uno degli Stati chiave nelle competizioni presidenziali. Il Paese si prepara così a una sfida destinata a incidere non solo sulla politica interna, ma anche sugli equilibri internazionali del Brasile.
