Maldive, morti cinque sub italiani: l’autopsia conferma l’anossia, resta da chiarire la dinamica

domenica, 4 Ottobre 2026
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Sono morti per anossia, cioè per la totale mancanza di ossigeno, i cinque sub italiani deceduti il 14 maggio durante un’immersione nelle grotte dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. È quanto emerge dagli accertamenti medico-legali eseguiti sui corpi rientrati in Italia. Le autopsie, effettuate il 25 e 26 maggio dagli esperti nominati dalla Procura di Busto Arsizio su mandato della Procura di Roma, non avrebbero evidenziato lesioni riconducibili ad attacchi di squali o ad altri traumi. Anche gli esami tossicologici non avrebbero rilevato sostanze anomale.

Il dato chiarisce quindi la causa della morte, ma lascia ancora aperto il principale interrogativo dell’inchiesta: cosa abbia portato cinque sub esperti a rimanere intrappolati nella grotta fino a esaurire l’aria disponibile. Per ricostruire quanto accaduto sarà necessario confrontare gli esiti delle autopsie con le analisi delle bombole, dei computer subacquei e degli altri strumenti utilizzati, oltre alle immagini registrate dalle GoPro. Elementi che potranno contribuire a ricostruire la dinamica dell’immersione e a verificare eventuali responsabilità. La Procura di Roma procede per omicidio colposo.

Le vittime sono Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia all’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, la ricercatrice Muriel Oddenino, Federico Gualtieri, neolaureato a Genova, e la guida subacquea Gianluca Benedetti. Il gruppo si era immerso il 14 maggio, partendo dalla «Duke of York», una safari boat utilizzata per le immersioni nell’arcipelago, e aveva raggiunto una grotta nei pressi di Alimathaa.

I cinque erano entrati in una cavità particolarmente complessa, con passaggi e camere sotterranee che arrivavano fino a circa 60 metri di profondità. L’allarme era scattato quando non erano riemersi nei tempi previsti. Le operazioni di ricerca erano state rese difficili anche dal maltempo e dalle condizioni dell’area.

Il primo corpo recuperato era stato quello di Benedetti. Per individuare gli altri quattro erano serviti giorni di operazioni molto rischiose. Durante i tentativi di recupero aveva perso la vita anche un soccorritore maldiviano. Successivamente, tre esperti finlandesi di speleologia subacquea erano riusciti a raggiungere la parte più interna della grotta e a localizzare i corpi.

Nelle prime fasi erano state avanzate diverse ipotesi, dal malfunzionamento della miscela respiratoria alle condizioni delle correnti, fino a un possibile malore o alla perdita dell’orientamento. Era stata presa in considerazione anche l’ipotesi di una tossicità dell’ossigeno legata alla profondità dell’immersione. Gli accertamenti autoptici hanno ora stabilito l’anossia, ma non hanno ancora chiarito perché il gruppo non sia riuscito a tornare verso l’uscita.

Un altro elemento al centro degli accertamenti riguarda la profondità raggiunta. Alle Maldive le immersioni ricreative sono generalmente consentite fino a 30 metri, mentre i cinque si sarebbero spinti molto oltre. Le autorità locali avevano quindi verificato anche permessi e autorizzazioni. Il gruppo disponeva, secondo quanto riferito all’epoca, di un’autorizzazione per attività di ricerca sui coralli molli, ma restava da chiarire se questa comprendesse anche l’esplorazione della grotta.

L’Università di Genova aveva inoltre precisato che l’immersione non rientrava in una missione ufficiale dell’ateneo. Montefalcone, tuttavia, aveva una lunga esperienza nel campo della biologia marina e numerose immersioni alle spalle. Ora saranno soprattutto l’analisi delle attrezzature e dei video a fornire agli investigatori gli elementi necessari per ricostruire gli ultimi momenti dell’immersione.

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