Legge elettorale, governo pone la fiducia. Donzelli: “Se sotto Meloni subito al Colle”. Le interviste | Video

lunedì, 5 Ottobre 2026
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Il governo ha posto tre questioni di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della proposta di legge di riforma della legge elettorale, il cosiddetto “rosatellum” destinato  diventare “stabilicum”, attualmente in esame alla Camera. Lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, nel corso della seduta di oggi a Montecitorio. Le votazioni per appello nominale si svolgeranno tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre, con la votazione finale prevista per giovedì 8 ottobre non prima delle ore 12.30.

Gli articoli 1 e 2 recano modifiche ai testi unici relativi all’elezione di Camera e Senato, con l’obiettivo di superare il sistema attualmente vigente introdotto dalla legge 165 del 2017. L’articolo 3 interviene sui confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della Provincia autonoma di Bolzano. Tra le disposizioni più discusse, l’articolo 8 riguarda il diritto di voto degli elettori fuori sede in occasione di elezioni politiche, europee e referendum.

Il dibattito sulla riforma elettorale si è intrecciato con un tema di attualità internazionale che ha tenuto banco per tutta la giornata: le dimissioni del premier spagnolo Pedro Sanchez e l’annuncio di nuove elezioni in Spagna, che hanno offerto lo spunto per un confronto diretto sull’affidabilità e la stabilità dei governi di centrodestra in Europa. Lo Speciale ha intervistato esponenti della maggioranza e dell’opposizione.

La maggioranza: “Navigazione tranquilla”, nessun timore di franchi tiratori

Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha affrontato direttamente il paragone con la crisi politica spagnola. Intercettato dai cronisti in piazza Montecitorio, ha risposto a chi gli chiedeva se una sconfitta sulla fiducia imporrebbe le dimissioni della premier Meloni, come avvenuto con Sanchez: “Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento, il provvedimento non passa, non è una questione politica ma di rispetto istituzionale: immediatamente dovrebbe salire al Colle. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie”, ha detto Donzelli.

L’esponente di FdI ha però escluso qualsiasi rischio sul voto: “Non si tratta di spettro dei franchi tiratori. Noi abbiamo il rispetto dell’Aula, l’Aula è sempre sovrana e quello che decide va bene”. Donzelli si è detto convinto della tenuta della maggioranza, citando il voto sulle pregiudiziali come segnale positivo: “Siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia. Già con le pregiudiziali abbiamo visto che il Parlamento accoglie anche con un margine più ampio, con il voto segreto, dello stesso centrodestra. Ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente”, ha aggiunto.

Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha commentato a margine della presentazione del progetto “La grande arte in Brianza” al Mic le dimissioni di Sanchez, tracciando un netto parallelo con la situazione italiana: “L’Italia ha dimostrato in questi quattro anni di essere totalmente diversa dalla Spagna, piuttosto che dalla Francia, che dalla Germania, ha portato stabilità politica”, ha affermato Lupi. Il leader centrista ha quindi rivendicato il primato di longevità del centrodestra al governo: “Il centrodestra ha dimostrato che i governi più longevi della storia della Repubblica è quello appunto a guida Meloni, ma prima Berlusconi e Berlusconi, e quindi completeremo questa legislatura nei cinque anni e poi ci faremo giudicare dagli elettori”, ha proseguito. “Questa è la buona politica — ha concluso — e devo dire che l’Italia ancora una volta è tornata a essere guida per tutta l’Europa”.

Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, ha escluso turbulenze nei voti di fiducia con una battuta: “Non c’è due senza tre: sono tre fiducie fino a giovedì. Non penso ci sia alcun problema e sono abbastanza certo che la navigazione sarà tranquilla e non procellosa”, ha dichiarato Mulè, intercettato nei pressi di piazza Montecitorio. Sul rischio di franchi tiratori in caso di voto segreto, Mulè ha risposto con ironia: “Penso che saremo tutti molto franchi in Aula, ma senza tiratori. Voteremo non secondo disciplina di partito, ma secondo quello che è un fatto di realtà e di una riforma che è condivisa”, ha precisato. Anche Mulè ha commentato il caso spagnolo, descrivendo la Spagna come “la contraddizione di un governo che non ha l’appoggio che dovrebbe avere rispetto alla piazza” e parlando di un “grande incantesimo” che gli elettori potrebbero far finire.

L’opposizione: “Legge incostituzionale”, Magi in sit in a Palazzo Chigi

Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha attaccato la scelta del governo di porre la fiducia sulla riforma elettorale: “Aumenta la povertà, aumenta la pressione fiscale nel nostro Paese e cosa fa il governo? Pensa alla legge elettorale. Una legge assolutamente incostituzionale che viola le prerogative del Capo dello Stato”, ha affermato Bonelli davanti a Montecitorio. L’esponente di AVS ha quindi rivolto un appello ai leader dell’opposizione, invitandoli a privilegiare un’intesa programmatica rispetto alla corsa alle primarie: “Mi sono permesso di fare questa riflessione sia a Elly Schlein che a Giuseppe Conte: temo che le primarie rischino di dividere e amplificare le divisioni piuttosto che unire. E invece noi dovremmo essere uniti per contrastare la destra sul programma”, ha detto. Bonelli ha infine allargato lo sguardo al quadro europeo: “Immaginiamo cosa potrebbe accadere se in Spagna dovesse vincere l’estrema destra, o l’AfD in Germania, o la Le Pen in Francia. Dobbiamo lavorare affinché l’Italia impedisca una nuova vittoria delle destre, confrontandoci sulle idee”, ha dichiarato.

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha annunciato di essere giunto al sesto giorno di sciopero della fame nel corso di un sit-in davanti a Palazzo Chigi. La sua contestazione si concentra in particolare sulla norma che impone alle nuove forze politiche la raccolta di 450.000 firme per presentarsi alle elezioni: “Si chiedono 450.000 firme per i nuovi partiti, tra le 6.000 e le 7.000 in ogni collegio: sono più dei voti che hanno preso forze politiche di maggioranza che siedono in Parlamento. E in più si vieta di utilizzare la firma digitale con Spid, negando un diritto per le liste elettorali che lo stesso governo ha invece attuato per i referendum”, ha sottolineato Magi. Il parlamentare ha definito il provvedimento “una legge antidemocratica che fa diventare una minoranza nel Paese una maggioranza schiacciante in Parlamento” e ha spiegato le ragioni della fiducia in termini politici: “L’unico motivo politico per cui lo hanno fatto è evitare inciampi e incidenti all’interno della maggioranza, assumendosi la responsabilità di impedire al Parlamento di esaminare poco più di 50 emendamenti che avrebbero potuto sanare evidenti incostituzionalità del testo”, ha dichiarato. Magi ha reso noto di aver scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Gli ho spiegato le ragioni della mia iniziativa non violenta, confidando che possa comprendere quanto questo segnerebbe l’avvio della nostra democrazia a diventare qualcosa di diverso. Quando questo accade nella storia, spesso accade nell’indifferenza e nelle aule vuote, come l’aula della Camera che oggi era completamente vuota mentre il governo metteva la fiducia”, ha concluso.

Il 10 ottobre Ruffini annuncia appoggio al Campo largo?

A margine della giornata parlamentare, il senatore del Pd Filippo Sensi è stato intercettato in compagnia di Ernesto Maria Ruffini, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e promotore del movimento civico Più Uno. Sabato mattina a Roma, Ruffini potrebbe annunciare il suo appoggio alla coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche. I due non hanno rilasciato dichiarazioni nel merito: “Il 10 ottobre saprete”, ha detto Ruffini sorridendo e sfuggendo ai microfoni.

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