Sigfrido Ranucci è stato sospeso dalla Rai per 10 giorni. L’accusa è di aver violato il Codice Etico dell’Azienda. Si tratta di uno strano provvedimento: non si capisce perché comminare una sospensione a qualcuno già duramente colpito dalla rimozione dal suo incarico, cioè la conduzione di “Report”. Tra i fatti addebitati una cinquantina di ingressi di una sua stretta collaboratrice in Rai, le email aziendali girate a Valter Lavitola e la denigrazione dei colleghi nominati al suo posto.
Non meno singolare è però anche la reazione del giornalista, il quale, invece di contestare il provvedimento nel merito, s’è abbandonato al suo sport preferito: il vittimismo. E ha anche chiamato in causa Roberto Saviano e Serena Bortone. «Nessun provvedimento sulle frasi e gli attacchi contro di me di Corsini, Cerno, Monteleone, Sottile», dice Ranucci a Fanpage.it. E subito dopo: «Il codice etico solo con Bortone, Saviano e Ranucci».
Ranucci si riferisce al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e tre volti dell’informazione Rai – Tommaso Cerno, Antonino Monteleone, Salvo Sottile – le cui uscite su di lui non avrebbero avuto alcuna conseguenza. Dall’altra una lista di tre nomi che è stata vittima delle attenzioni del Codice Etico della Rai: Serena Bortone fu sospesa per sei giorni nel 2024, dopo aver reso pubblico lo stop al monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile. A Roberto Saviano, nell’estate 2023, la Rai cancellò Insider a puntate già registrate, richiamando proprio il codice etico per le parole usate contro Matteo Salvini. Ranucci aggiunge il suo nome a questa eletta schiera di “martiri”.
La sensazione è che la situazione sia sfuggendo di mano ai diretti interessati. Da un lato Corsini e l’Azienda, che sembrano aver trasformato il caso Ranucci in un caso personale. Dall’altra l’ex conduttore di “Report”, che pare a sua volta deciso a trasformare la sua vicenda in un fatto politico di prima grandezza. A tutti evidentemente sfugge il senso della realtà e delle proporzioni.
Il fatto è che il clima di nervosismo intorno a “Report” è aumentato in questi giorni anche dall’attesa della decisione del giudice sul ricorso d’urgenza presentato dal giornalista al Tribunale del lavoro di Roma. Ranucci potrebbe in teoria essere reintegrato nelle sue funzioni. Una parte della redazione è già sul piede di guerra perché non vuole più saperne del “prode” Sigfrido. In proposito è anche arrivata una improvvida dichiarazione di Corsini, il quale s’è augurato che Ranucci non vinca la causa con la Rai. E il tutto è accaduto appena un’ora prima che fosse reso noto il provvedimento di sospensione al giornalista. Quando si dice il senso dell’opportunità…
Al dunque, una vicenda essenzialmente aziendale (un “moralizzatore” come Ranucci non può diventare sodale di un personaggio come Valter Lavitola, pena la perdita di credibilità e il danno d’immagine alla Rai) è stata trasformata nell’ennesimo tormentone politico-mediatico. A giustificazione c’è il fatto che il caso è scoppiato d’estate, quando notizie e dibattiti scarseggiano. Ma ora siamo in autunno. Ed è tempo di abbandonare le frivolezze e di tornare alla serietà. E alla realtà.



