Un nuovo caso scuote l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Alcuni reperti biologici custoditi dal Ris di Parma sarebbero stati distrutti nel 2016, circa sei anni prima dell’autorizzazione formale arrivata dall’autorità giudiziaria nel 2022. Una circostanza emersa dalle carte acquisite dalla Procura di Pavia e che sta alimentando nuove polemiche sulla gestione delle prove del delitto di Garlasco.
Al centro della vicenda ci sono gli “eluiti”, soluzioni liquide ottenute durante le analisi di tracce e reperti biologici. Secondo quanto emerso, lo smaltimento sarebbe stato disposto nel 2016 dall’allora tenente colonnello Alberto Marino del Ris di Parma, mentre il via libera dei giudici alla distruzione sarebbe arrivato soltanto nel febbraio 2022.
Il dettaglio assume particolare importanza perché nel 2007 il Ris aveva messo a verbale che gli eluiti sarebbero stati conservati a disposizione dell’autorità giudiziaria. Oggi, con le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, quel materiale avrebbe potuto essere sottoposto a ulteriori accertamenti utilizzando tecniche scientifiche più avanzate rispetto a quelle disponibili quasi vent’anni fa.
IL NODO DELLA “TRACCIA 33”
Uno degli interrogativi riguarda la cosiddetta traccia 33, l’impronta rinvenuta nella villetta di via Pascoli e tornata al centro delle nuove indagini. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione quali campioni siano stati eliminati e, soprattutto, se tra questi ci fosse anche l’eluito collegato proprio alla traccia 33. Al momento questo punto deve ancora essere accertato con certezza.
La vicenda è distinta dalla distruzione, avvenuta nel 2022, di altri reperti conservati presso l’ufficio corpi di reato del Tribunale di Pavia, tra cui il pigiama indossato da Chiara Poggi: in quel caso lo smaltimento era avvenuto dopo la conclusione definitiva del processo.
IL COMANDANTE DELL’ARMA: «CHI HA SBAGLIATO PAGHERÀ»
Sul caso è intervenuto anche il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo, assicurando piena collaborazione con la magistratura e massima trasparenza. Il generale ha ribadito il valore del Ris come eccellenza scientifica, precisando però che, qualora venissero accertate irregolarità o responsabilità individuali, chi ha commesso errori dovrà risponderne.
La Procura di Pavia punta ora a ricostruire esattamente cosa sia accaduto ai reperti e per quale motivo siano stati eliminati prima dell’autorizzazione dei giudici. Un nuovo capitolo di un caso che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a sollevare interrogativi sulla gestione delle indagini e delle prove.
