Il 7 ottobre è sempre qui, non è passato. E produce ancora sangue

mercoledì, 7 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Il 7 ottobre di tre anni fa lo Stato Israele ha conosciuto la più grande tragedia della sua pur breve storia. Alle 6,29 diverse colonne di Hamas recisero i reticolati di confine prendendo d’assalto i kibbuz più vicini al territorio di Gaza. Il bilancio fu di 1.200 morti e 250 rapiti, la cui sorte ha dilaniato la società israeliana tra sostenitori della implacabile ritorsione militare e fautori della trattativa per riportare quegli sventurati a casa.

Ma, al di là delle cifre, è la messa in rete delle atrocità commesse in quella giornata a renderne indelebile il ricordo. Sappiamo quello che è successo in quell’orribile mattino, non grazie alle vittime, ma ai carnefici, che hanno ripreso gli eccidi e gli stupri, anche nelle forme più turpi, vantandosene tra loro. Così, tra i tanti casi, abbiamo assistito al martirio della giovane madre israeliana trascinata verso la morte a Gaza insieme ai suoi figlioletti di quattro anni e di quasi otto mesi. Goffredo Buccini l’ha chiamata “geopolitica splatter” ed ha lo scopo, non tanto di intimorire gli avversari, quanto di galvanizzare i propri sostenitori. Alla stessa categoria dobbiamo ascrivere le immagini della gente di Gaza che faceva festa ai pick up con a bordo i cadaveri degli israeliani uccisi o rapiti portati in trofeo dai terroristi di Hamas. “Geopolitica splatter” è in realtà geopolitica dello sterminio, apologia dell’odio assoluto, con la religione che, da fattore di pace, ispira la “guerra messianica”. Come, sul fronte opposto, accade in Cisgiordania, con i coloni israeliani che occupano le terre palestinesi perché facenti parte della “Grande Israele” promessa al popolo ebraico.

Oggi gli appartenenti alle comunità israelitiche in Europa e in America si lamentano del fatto che il 7 ottobre è stato pressoché rimosso dai media. È una denuncia che ha certamente il suo fondamento, vista la predominanza mediatica della distruzione di Gaza e del massacro dei civili da parte delle forze israeliane. Ed è anche vero che la causa palestinese sembra aver conquistato il cuore dell’opinione pubblica europea, come attesta peraltro lo straordinario successo di pubblico che sta ottenendo il film documentario “Naza” sul cinismo criminale dei vertici militari con la Stella di David nella pianificazione degli eccidi di civili nella Striscia.

Ma bisogna stare anche attenti a non confondere la rappresentazione della realtà con la realtà stessa. E oggi questa realtà ci dice che il 7 ottobre ha determinato (e sta determinando) in Medio Oriente un’accumulazione di odio tale da far esplodere il mondo.

Questo accumulo d’odio è particolarmente evidente nelle trasformazioni della società israeliana, dove il sionismo laico e socialista delle origini dello Stato Ebraico sta cedendo il passo al sionismo religioso e, appunto, messianico, rappresentato da figuri come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich.

Forse questa ondata di integralismo si arresterà dopo le elezioni del 27 ottobre in Israele e l’eventuale sconfitta di Benjamin Netanyahu. Ma il timore è che il 7 ottobre possa aver prodotto cambiamenti irreversibili nella mentalità israeliana.

Devono far riflettere le parole dello scrittore israeliano Etgar Keret: «Tenete gli occhi aperti e state all’erta: il 7 ottobre è ancora qui. Non è una data o un evento limitato nel tempo, ma uno stato d’animo. E con o senza Netanyahu, temo che possa non finire mai».

È un ammonimento diretto anche a noi. Quello che accade oggi in Medio Oriente è parte di quella guerra globale in cui siamo precipitati in questi ultimi anni. Senza accorgercene. O magari facendo finta di niente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.