La Russia starebbe intensificando i tentativi di colpire i responsabili della difesa europea e i dirigenti delle aziende del settore. È l’allarme lanciato dalle agenzie di intelligence occidentali, che ha spinto diverse imprese a rafforzare le misure di sicurezza attorno ai propri vertici. A riferirlo è il Financial Times, che ha raccolto le testimonianze di funzionari di cinque diverse agenzie di intelligence.
Nel mirino non ci sarebbero soltanto i grandi gruppi industriali, ma anche le aziende più piccole, in particolare quelle impegnate nella produzione di droni e dei relativi componenti. «Il livello di minaccia in Europa è aumentato, nei confronti delle proprietà ma anche delle persone», ha dichiarato un alto funzionario citato dal quotidiano britannico.
In Germania, il servizio di intelligence interna (BfV) ha intensificato i contatti con il personale e i dirigenti delle imprese della difesa, arrivando a raccomandare l’impiego di squadre private di protezione. Diversi manager hanno inoltre confermato di aver rafforzato la propria sicurezza personale negli ultimi sei mesi, seguendo le indicazioni delle autorità.
Secondo le fonti, dietro numerosi complotti ci sarebbe il Gru, il servizio di intelligence militare russo, che starebbe modificando le proprie modalità operative. Gli agenti collaborerebbero sempre più con gruppi criminali e reti di intermediari, distribuendo le diverse fasi delle operazioni — dalla sorveglianza alla pianificazione, fino all’esecuzione — tra soggetti distinti, anche reclutati oltre confine.
Alcuni tentativi sarebbero già stati individuati e sventati, mentre in altri casi sono state rilevate attività sospette, come la sorveglianza delle abitudini quotidiane dei potenziali obiettivi, nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro.
L’obiettivo, secondo gli esperti di intelligence citati dal Financial Times, non sarebbe soltanto portare a termine gli attentati, ma anche esercitare una pressione psicologica sui dirigenti europei. La percezione di essere nel mirino potrebbe infatti scoraggiare le aziende dal collaborare con l’Ucraina, indebolendo indirettamente il sostegno industriale e militare a Kiev.
