Pier Ferdinando Casini dice addio al Parlamento. L’ex presidente della Camera ha annunciato che non si presenterà alle prossime elezioni, mettendo fine a una carriera politica durata 44 anni. «Mi fermo qui», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando di ritenere arrivato il momento di lasciare spazio a nuove personalità, più in sintonia con i partiti e le coalizioni che si presenteranno alle urne. «Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata», ha aggiunto.
Ripercorrendo la sua lunga esperienza istituzionale, Casini ha indicato come momento più bello l’incontro con Giovanni Paolo II, quando era presidente della Camera: «Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili».
Nell’intervista non manca un’analisi dell’attuale panorama politico. Casini riconosce a Giorgia Meloni una «consistenza notevole» per aver sostenuto il peso dell’intera coalizione, osservando però che la sua coerenza rischia talvolta di farla apparire testarda. Un giudizio simile, almeno su quest’ultimo aspetto, per Elly Schlein, che secondo l’ex presidente della Camera non va sottovalutata, soprattutto per la capacità di parlare a un mondo giovanile distante dalla politica tradizionale.
Tra i protagonisti della storia repubblicana, Casini indica Gianfranco Fini come il politico più sottovalutato, sottolineando il peso della svolta di Fiuggi nella nascita dell’attuale destra italiana. Silvio Berlusconi resta invece, a suo giudizio, il leader più carismatico, mentre tra i democristiani sceglie Amintore Fanfani e tra i comunisti Giorgio Napolitano, capace di comprendere in anticipo la direzione della storia.
Infine, una battuta sul Quirinale e sulle ipotesi che lo indicano tra i possibili candidati alla presidenza della Repubblica: «Al Quirinale non ci si candida, si viene eletti».
