Si aggrava la crisi in Medio Oriente dopo l’attacco attribuito ai ribelli yemeniti Houthi contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, in Arabia Saudita. Il bilancio riferito dalle fonti citate è di almeno 12 morti e una cinquantina di feriti. Il Terminal 3 sarebbe stato colpito da un missile, provocando il panico tra passeggeri e personale. Le operazioni di volo sono state temporaneamente sospese per consentire le verifiche sulla sicurezza dello scalo.
L’attacco ha spinto Donald Trump ad aprire alla possibilità di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nei raid sauditi contro gli Houthi. «Potremmo farlo. Valuteremo la situazione», ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che Washington prenderà una decisione rapidamente. Il segretario di Stato Marco Rubio ha condannato gli attacchi, denunciando il disprezzo per la vita dei civili.
La coalizione a guida saudita ha intanto intensificato i bombardamenti nello Yemen. Secondo la televisione Houthi Al Masirah, due civili sono morti in un raid su un mercato nella provincia di Taiz, mentre un bambino è rimasto ucciso dall’esplosione di un ordigno inesploso. Sei raid aerei hanno inoltre colpito il distretto di Majz, nella provincia di Saada. La Lega Araba ha condannato gli attacchi contro Riad, definendoli una minaccia alla sicurezza dei civili e alla stabilità regionale.
Sul fronte libanese, caccia israeliani hanno effettuato almeno due raid sulla città di Mansouri, nel sud del Paese. Intanto, il Comando centrale americano (Centcom) ha riferito di aver messo fuori uso nel Golfo di Oman una nave cargo battente bandiera panamense che avrebbe tentato di violare il blocco navale contro l’Iran. Il sistema di propulsione sarebbe stato disabilitato senza ferire l’equipaggio.
A Washington cresce anche la polemica sulle perdite militari americane nella guerra contro l’Iran. Secondo il New York Times, il Pentagono ha aggiornato i dati ufficiali portando a 21 il numero dei militari statunitensi morti e a 865 quello dei feriti. I democratici chiedono chiarimenti al segretario alla Difesa Pete Hegseth sulle modalità e sui tempi con cui sono stati comunicati i nuovi dati.
Dura la replica di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha accusato la leadership statunitense di alimentare la paura nell’opinione pubblica e di distogliere l’attenzione dalle conseguenze della guerra.
Sul piano diplomatico, è stata inoltre annunciata una telefonata tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente russo Vladimir Putin, mentre il cardinale Pierbattista Pizzaballa è atteso da Papa Leone XIV. Il quadro resta segnato da un’escalation militare che coinvolge sempre più direttamente i Paesi della regione e aumenta i timori per la sicurezza dei civili e la stabilità internazionale.
