De Laurentiis blinda Malagò: “Politica fatta da prenditori”. Botta e risposta con Abodi | Video

lunedì, 12 Ottobre 2026
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Il percorso di avvicinamento alle elezioni della Figc, fissate per il prossimo 14 dicembre, infiamma il dibattito politico-sportivo. A trasformare la cerimonia dei Collari d’Oro al Centro di preparazione olimpica Giulio Onesti in un palcoscenico per il futuro del calcio italiano è stato un botta e risposta a distanza tra il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, e il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, con al centro il futuro della federazione di cui ad oggi è commissario Giovanni Malagò.

Futuro FIGC, le interviste a De Laurentiis e Abodi

A tracciare la linea per conto dei club di massima serie è stato il patron azzurro, che ha blindato senza mezzi termini l’attuale commissario della Federcalcio, la cui ricandidatura è scontata dopo lo scandalo tesseramento: “Malagò non dovrebbe mai essere in discussione, non candidarlo sarebbe un passo indietro rovinoso”, ha tuonato De Laurentiis, lanciando poi una dura stoccata alla politica con un velato riferimento al ministro Abodi : “Il mondo si divide in imprenditori e prenditori. Malagò, pur essendo una persona matura, è un imprenditore. I politici spesso sono prenditori e chi si è mosso appartiene alla politica, capendo ben poco di dove dovrebbe andare il calcio”. Secondo De Laurentiis, il sistema è zavorrato da logiche di potere che frenano l’urgenza di riforme: “Ci sono giovani impazienti di modificare ciò che considerano troppo lento, mentre le persone di una certa età non vogliono mollare. Auguriamoci tutti un cambiamento, altrimenti il calcio andrà in discesa”.

Un attacco frontale ai “politici prenditori” che ha generato l’immediata e ferma replica del ministro Abodi. Intercettato a margine dell’evento, il titolare dello Sport ha derubricato l’uscita del presidente del Napoli a “una frase fatta che non ha nessun fondamento”. Abodi ha richiamato le componenti calcistiche a una maggiore responsabilità e a un lavoro condiviso: “Il successo del calcio non lo determinano soltanto i presidenti, ma soprattutto i milioni di tifosi. Sono loro che chiedono che il calcio sia più vicino alle loro esigenze. Se uno ha delle proposte concrete da fare, le può anche fare nei limiti del possibile. Abbiamo sempre dato ascolto a tutti: il nostro compito non è polemizzare, ma lavorare”.

In mezzo al fuoco incrociato, lo stesso Giovanni Malagò ha mantenuto una linea diplomatica e attendista. Sollecitato sull’endorsement di De Laurentiis e sulla possibile investitura ufficiale da parte della Lega Serie A, il commissario Figc (e presidente della Fondazione Milano Cortina 2026) ha rimandato la palla all’imminente riunione dei club: “Chiunque abbia cariche elettive sa che si ricomincia da zero. Sulla mia candidatura credo sia giusto e doveroso che siano loro a deciderlo. C’è l’assemblea il 16, in questa settimana ci saranno i completamenti di queste valutazioni. Sta a loro”. Il sostegno della Lega Serie A potrebbe dunque essere ufficializzato proprio dopo l’assemblea del 16 ottobre.

Malagò ha infine predicato cautela sulle attuali dinamiche interne e sui passaggi tecnico-burocratici della Federazione, a cominciare dal delicato cambio del segretario generale Brunelli al centro del ciclone per il suo mancato tesseramento: “C’è una delibera che determina il ruolo del commissario, su cui ci sono circostanziati aspetti tecnici. Su tempi e modi dovete avere pazienza: fisicamente ci devo mettere la testa. Poi devo parlare con le persone interessate, a cominciare dal lato umano, oltre che da quello lavorativo e giuridico”.

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