Israele al voto: il quadro della situazione 

lunedì, 12 Ottobre 2026
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Per la prima volta dal 1988 la Knesset arriva a fine mandato. Ma il Paese va alle urne spaccato in due: blocco Netanyahu a 49 seggi, opposizione a 54. Nessuno ha i 61 per governare. E l’ombra del 7 ottobre pesa su tutto. Israele torna alle urne il 27 ottobre. E sarà un voto storico, comunque vada. Per la prima volta dal 1988 la Knesset è arrivata a scadenza naturale, senza scioglimenti anticipati. Un miracolo, per un sistema che dal 2018 al 2022 ha bruciato cinque elezioni in quattro anni. Il governo più longevo dal 1973, quello di Netanyahu VI, chiude così il suo ciclo: nato nel dicembre 2022 con Likud, estremisti di Ben-Gvir e Smotrich e ultraortodossi, ha attraversato la riforma della giustizia, le proteste di massa, il 7 ottobre, Gaza, due guerre con l’Iran, Libano, Yemen, Siria, Iraq e Qatar. Ora si vota. Prime elezioni dal 7 ottobre. Prime elezioni dopo la tregua ibrida di Gaza del 10 ottobre 2025. Ma i sondaggi, a due settimane dal voto, dicono una cosa sola: stallo. Secondo l’ultima rilevazione di Channel 12 del 6 ottobre, il quadro è di ingovernabilità: Blocco Netanyahu (Likud + destra religiosa + haredim): 49 seggi; Blocco opposizione (laici + centro + arabi): 54 seggi; Nessuno arriva ai 61 seggi su 120 necessari per formare un governo. La novità è chi sta davanti. Non più il Likud. La prima forza sarebbe *Yashar*, il nuovo partito dell’ex capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot, accreditato di 23 seggi. Il Likud di Netanyahu insegue a 21. Poi Shas, Benny Gantz, Smotrich, Ben-Gvir, Lieberman.Decisivi potrebbero essere proprio i partiti arabi. La Corte Suprema, una settimana fa, li ha riammessi dopo che la Commissione Elettorale li aveva esclusi. Una decisione che ha riaperto una ferita profonda. Ra’am è data a 5 seggi, la Joint List a 8. Rappresentano il 20% della popolazione e, in un Parlamento così frammentato, potrebbero essere l’ago della bilancia, anche se nessuno vuole davvero allearsi con loro. Sullo sfondo, due bombe: il mandato della Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu e l’inchiesta di Haaretz secondo cui il premier sarebbe stato avvisato in anticipo dell’attacco del 7 ottobre. Le liste sono state chiuse l’8 settembre. Il voto nelle ambasciate il 20 ottobre. Risultati finali il 4 novembre.

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