Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme ha ricevuto il Premio De Sanctis per i diritti umani nell’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione a Roma. Nel suo discorso di accettazione, il porporato ha lanciato un appello netto per il riconoscimento della dignità di entrambi i popoli in conflitto, ribadendo la soluzione dei due Stati come unica via percorribile. Il premio è stato consegnato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, la cui presenza ha reso la cerimonia anche teatro di un confronto implicito tra la posizione della Santa Sede — che ha già riconosciuto lo Stato di Palestina — e quella del governo italiano, che non ha ancora compiuto questo passo.
Le parole di Pizzaballa sono suonate come un monito diretto verso l’Italia. In un momento in cui l’Italia resta ancorata a una posizione di attesa sul riconoscimento formale dello Stato palestinese, il Patriarca ha ricordato che “la dignità umana non può essere una promessa rinviata alla fine delle ostilità”, e che “una soluzione che lasci una parte senza dignità e senza possibilità di vita porta già dentro di sé le ragioni di una nuova crisi”. Un messaggio che, pronunciato di fronte al titolare della Farnesina, difficilmente può essere letto come privo di destinatario politico.
Le dichiarazioni di Pizzaballa: dalla dignità negata alla forza dei limiti
Aprendo il suo intervento con una nota personale, Pizzaballa ha confessato un certo disagio istituzionale: “Sono abituato a parlare nelle chiese e nei nostri ambienti, qui mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua”. Ha poi dedicato il riconoscimento alla Chiesa di Gerusalemme e a chi, “senza visibilità”, continua ad “assistere malati, sostenere famiglie e tenere aperte relazioni anche in condizioni difficili”.
Il nucleo del discorso ha ruotato attorno al concetto di “forza del limite”. Il Patriarca ha criticato la crescente tendenza a considerare la forza come criterio ordinatore dei rapporti tra i popoli: “La forza può modificare gli equilibri di potere, ma non è di per sé sufficiente a fondare una convivenza che sia riconosciuta come giusta da coloro che saranno chiamati a viverla”. In questa logica, ha avvertito, “il diritto rischia di essere considerato un ostacolo all’operazione e la disponibilità di un potere sufficiente sembra diventare da sola una ragione per esercitarlo”.
Pizzaballa ha richiamato le condizioni di vita a Gaza e in Cisgiordania, ma anche “la paura e le ferite della società israeliana”, ricordando il 7 ottobre, le famiglie colpite e la vicenda degli ostaggi. Ha descritto una quotidianità fatta di bisogni primari negati: “Rinviare gli studi, rinviare un matrimonio, la nascita di un’attività significa perdere poco alla volta la fiducia di avere ancora un posto nella propria terra”.
Il Patriarca ha poi posto una domanda centrale: “Cosa siamo tenuti a rispettare anche quando avremmo la possibilità di imporre il nostro volere?”. La risposta, ha spiegato, passa dall’accettazione di vincoli etici: “Il limite comincia dal momento in cui il potere incontra una persona”. Da qui l’esortazione alle istituzioni a fare della dignità “il potere che orienta le decisioni mentre la guerra è ancora in corso”. Il Patriarca ha chiuso con un ammonimento sulla natura del futuro: “Il futuro non appartiene a chi accumula più forza, ma a chi sa porle un limite”.
Sulla soluzione dei due popoli e due Stati, interpellato a margine della cerimonia, Pizzaballa ha dichiarato a margine: “È molto difficile immaginare questa prospettiva, ma è l’unica cosa che abbiamo in mano per poter riconoscere a tutti e due i popoli dignità e il diritto ad avere una casa e una nazione”. Sul concetto di universalità applicato al dialogo tra culture e religioni, ha aggiunto: “Mettere tutte queste cose insieme in un unico contesto ci farà maturare, metterle in dialogo: questa è universalità”.
Tajani chiarisce sul diritto internazionale e ribadisce la posizione italiana
Incalzato dai giornalisti a margine della cerimonia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani incalzato sulle parole di Pizzaballa sul diritto internazionale ha chiarito: “Non ho mai detto che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Ho detto, mentre c’era l’assalto alle navi della Flotilla, che in quel frangente il diritto valeva fino a un certo punto. Stanno salendo sulle navi e non è che puoi metterti a discutere, dovevamo soltanto evitare che succedesse il peggio”. Il ministro ha poi invitato a una corretta lettura delle sue parole: “Non strumentalizziamo le parole, lo dico da vecchio giornalista: bisogna riportare le frasi in maniera completa”.
Sulla soluzione dei due Stati, Tajani ha ribadito la posizione del governo: “Il problema dei due popoli e due stati lo abbiamo sempre posto e abbiamo sempre sottolineato che è la nostra scelta”. Una posizione che, tuttavia, non si è ancora tradotta in un riconoscimento formale dello Stato palestinese, a differenza di quanto fatto dalla Santa Sede.



