Sicurezza: i reati calano in Italia, ma a Roma (e nelle metropoli) restano in cima alla classifica

lunedì, 12 Ottobre 2026
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La criminalità diminuisce in Italia, ma le grandi città continuano a rappresentare il principale terreno di criticità sul fronte della sicurezza. È quanto emerge dall’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, elaborato sulla base dei dati del Viminale relativi ai delitti denunciati nel 2025. Le denunce scendono a circa 2,36 milioni, con una flessione dell’1,8% rispetto all’anno precedente, pari a 42.242 reati in meno. Un segnale positivo, che tuttavia non cancella le profonde differenze territoriali né le difficoltà dei grandi centri urbani.

A guidare la graduatoria per incidenza delle denunce ogni 100mila abitanti è Milano, con oltre 7mila denunce e un incremento dello 0,6%. Seguono Firenze, con 6.374 denunce ogni 100mila residenti, e Roma. Nella top ten figurano anche Bologna, Torino, Genova, Venezia e altre realtà urbane di primo piano. Complessivamente, nei territori delle 14 città metropolitane si concentra il 47,4% dei delitti denunciati in Italia: quasi un reato su due.

Un dato che interroga inevitabilmente le amministrazioni locali, molte delle quali guidate dal centrosinistra. Milano, Roma, Firenze, Bologna, Torino e Genova sono chiamate a misurarsi con una domanda sempre più pressante da parte dei cittadini: quanto sono sicure le strade, le stazioni, i quartieri periferici e le aree della movida? La graduatoria, da sola, non dimostra un rapporto causale tra colore politico delle giunte e criminalità, ma restituisce una fotografia che impone una riflessione sull’efficacia delle politiche urbane, sulla prevenzione e sulla capacità di rispondere al disagio e al degrado.

Roma, una sfida che resta aperta

La Capitale registra nel 2025 una diminuzione delle denunce del 5,3% rispetto all’anno precedente. Un elemento che va riconosciuto, ma che non esaurisce il problema: Roma resta al terzo posto nazionale per incidenza dei reati denunciati. La riduzione annuale, dunque, non basta a cancellare il peso della criminalità nella vita quotidiana di una metropoli che deve fare i conti con territori molto diversi tra loro, dalle zone centrali alle periferie.

Furti, rapine, spaccio, aggressioni e insicurezza negli spazi pubblici alimentano una questione che non può essere affrontata soltanto attraverso gli interventi delle forze dell’ordine. Servono collaborazione istituzionale, presidio del territorio, illuminazione, manutenzione, contrasto al degrado e attenzione alle aree più esposte. La sicurezza non è una competenza esclusiva dei sindaci, ma il governo della città può contribuire in modo concreto a migliorare le condizioni di vivibilità dei quartieri.

Il tema assume anche un rilievo politico in vista delle prossime scadenze amministrative. Per le giunte uscenti delle principali città, il bilancio della sicurezza sarà inevitabilmente uno dei terreni di confronto con gli elettori. Non basterà rivendicare eventuali miglioramenti percentuali: occorrerà spiegare quali risultati siano stati ottenuti, quali criticità restino irrisolte e quali interventi siano stati realizzati nei quartieri.

Il quadro nazionale offre una notizia incoraggiante, con la diminuzione dei reati denunciati. Ma la concentrazione delle denunce nelle grandi aree urbane dimostra che la sfida è tutt’altro che conclusa. Per Roma, come per le altre metropoli, la vera misura del successo non sarà soltanto la posizione in classifica, ma la capacità di trasformare i dati in una maggiore sicurezza percepita e concreta per cittadini, famiglie e commercianti.

di Luca Cirimbilla

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