L’ex Cancelliere rompe il silenzio dal suo ufficio di Berlino. In un’intervista al Corriere della Sera di oggi attacca la sua SPD e tutta la sinistra europea: “Chi serve al ristorante non vale meno di un laureato”. E sull’estrema destra: “Non è un’onda, è strutturale”. L’ha detto nella sua nuova stanza con le pareti di legno, dove ora c’è scritto fuori “Bundeskanzler a.D.”, fuori servizio. L’ex Cancelliere Olaf Scholz ha scelto il Corriere della Sera per il suo atto di accusa più duro alla sinistra. “Ovunque guardiamo, in Nord America, in Gran Bretagna, nell’Unione Europea, in tutti i Paesi ricchi crescono i partiti populisti di destra, a volte sono anche al governo. Mentre i partiti progressisti hanno molte più difficoltà rispetto a qualche decennio fa”, dice Scholz. Il problema, secondo lui, è culturale prima che elettorale. “Bisogna smettere di pensare che chi serve il caffè o ci serve al ristorante valga meno di chi ha la laurea”. Una frase che suona come un’autocritica feroce alla sua SPD, crollata al minimo storico e ora fuori dalla Cancelleria di Friedrich Merz. Scholz non usa giri di parole sull’Alternative für Deutschland, data oggi sopra il 26% nei sondaggi nazionali e primo partito nell’Est. “L’AfD può cambiare le regole della democrazia”, avverte. Non parla di un rischio di vittoria elettorale, ma di una riscrittura delle regole del gioco: giustizia, stampa, stato di diritto. Lo stesso allarme che aveva lanciato quando era ancora Cancelliere nel 2023, dopo le vittorie dell’AfD in Assia e Baviera. L’intervista arriva in un momento simbolico: a 17 mesi dalla sua sconfitta, mentre la Germania di Merz prova a rilanciarsi con investimenti pubblici e una svolta sul freno al debito. Questa intervista è la confessione postuma del fallimento della sinistra manageriale. Scholz, l’uomo che ha voluto essere l’erede di Angela Merkel più di Merkel stessa, ammette oggi ciò che non ha capito quando governava: la sinistra ha smesso di parlare a chi lavora con le mani, in piedi, nei servizi. Ha parlato solo a chi ha un master, vive nelle grandi città dell’Ovest e prende 3.500 euro al mse. Il cameriere contro il laureato non è una metafora. È la Germania spaccata in due.



