Schiaffo all’Anpi: gli ebrei cacciano i “partigiani” dal memorial del 16 ottobre 1943

venerdì, 16 Ottobre 2026
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Prima poi doveva accadere. E alla fine è accaduto. Tra le comunità ebraiche italiane e i rappresentanti della sinistra antifascista doc è rottura profonda e (forse) insanabile. Lo strappo s’è consumato stamattina durante la commemorazione del rastrellamento nazista al ghetto ebraico romano del 16 ottobre 1943. «Questa è casa nostra, andate via, buffoni», hanno gridato gli ebrei romani alla delegazione dell’Anpi.

È un gesto forte e pesante perché il memorial del 16 ottobre è tradizionalmente un appuntamento molto sentito e solenne. In quell’orribile mattina di 83 anni fa vennero prelevate dalle loro case e spedite ad Auschwitz 1022 persone. Tra queste 207 bambini. Nessuno di questi bambini sopravvisse. Tornarono a casa solo 16 adulti.

Capirete perché la contestazione di questa mattina è uno schiaffo assai duro per i “partigiani” dell’Anpi, che poi, in realtà, veri “partigiani” non possono nemmeno essere. E ciò per elementari ragioni anagrafiche: gli ex-combattenti ancora in vita saranno tutti centenari o giù di lì. L’Associazione che (in teoria) li riunisce serve in realtà solo a qualche esponente della sinistra per pontificare contro la destra in nome dell’antifascismo. E non è certo stato onorevole per questi signori col fazzoletto rosso essere allontanati al di là delle transenne che delimitavano lo spazio della cerimonia.

«Siamo riusciti -dice Victor Fladun– a escludere l’Associazione nazionale partigiani dalle commemorazioni del 16 Ottobre, ottenendone l’allontanamento. Da due giorni, come presidente della Comunità Ebraica di Roma, avevo chiesto all’Anpi di non partecipare a un dolore che appartiene alle nostre famiglie e alla nostra comunità. La loro presenza non era gradita, non si va in casa d’altri durante un lutto senza essere ben accetti. Specialmente se il dolore delle famiglie riguarda una delle pagine più dolorose della nostra storia bimillenaria».

Prima o poi, come dicevamo prima, doveva accadere perché non si può essere, amici dei Pro-Pal (filo Hamas e sostanzialmente antisemiti) e poi dimostrare solidarietà agli ebrei che ricordano l’orrore e il dolore della Shoah. Gli antifascisti duri e puri hanno sguazzato a lungo in questa ambiguità. Ma ora le comunità israelitiche hanno detto basta. Perdipiù in modo radicale.

E sì perché gli ebrei italiani non vogliono l’Anpi in qualsiasi altra manifestazione di ricordo dell’Olocausto. Dice ancora Fadlun: «Non vogliamo l’Anpi, non solo il 16 Ottobre, ma anche nelle altre occasioni dedicate alla Memoria e alla lotta contro il nazi-fascismo, a cui gli ebrei hanno contribuito con 2000 partigiani. Loro sono arrivati a cancellare la Brigata Ebraica dal corteo del 25 Aprile, e ormai fanno solo politica e hanno più volte manifestato la vicinanza alle piazze Pro-Pal. Non sono più un’Associazione di partigiani impegnata a preservare la memoria, ma un movimento che ne tradisce il ricordo e fa politica. Apprezzeremo di nuovo l’Anpi quando tornerà a essere la custode autentica della memoria e di un patrimonio ideale condiviso».

Non è la prima volta – è vero – che c’è tensione tra le comunità ebraiche e la sinistra. Ma stavolta il conflitto è davvero grave. Gli antifascisti in servizio permanente effettivo hanno ricevuto una bella lezione di stile. Hanno appreso che la memoria storica non è  un optional da esibire quando fa comodo, ma la sede di valori che non possono essere travolti per fanatismo ideologico o convenienza politica.

 

 

 

 

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