Campania, sciopero dei camionisti contro il caro carburanti: A1 e porti bloccati, a rischio gli approvvigionamenti nei supermercati

lunedì, 19 Ottobre 2026
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La protesta degli autotrasportatori si estende: lunghe file di mezzi pesanti tra Caserta, Napoli e Frosinone, mentre in Sicilia è al quarto giorno il fermo del Comitato trasportatori siciliani. Preoccupano i disagi alla distribuzione delle merci e le segnalazioni di scaffali vuoti nei supermercati.

Prosegue in Campania e in altre regioni del Sud lo sciopero degli autotrasportatori contro il rincaro di gasolio e benzina, iniziato venerdì 16 ottobre. La protesta sta provocando pesanti ripercussioni sulla viabilità, con tir fermi sulle principali arterie stradali, collegamenti autostradali temporaneamente chiusi e difficoltà nel trasporto delle merci.

In Campania, i blocchi interessano soprattutto i collegamenti tra Caserta e Napoli, con rallentamenti sull’A1, sull’A30 e sulla Tangenziale di Napoli, oltre al presidio all’ingresso del porto commerciale del capoluogo. Nelle ultime ore la protesta è arrivata anche nel Frusinate, dove una lunga fila di camion si è formata sull’A1 tra Ferentino e Frosinone, in entrambe le direzioni.

Intanto, in Sicilia, prosegue per il quarto giorno consecutivo il fermo del Comitato trasportatori siciliani (Cts). Mentre si attende l’esito dell’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, cresce la preoccupazione per le conseguenze sulla distribuzione dei prodotti alimentari. Da circa due giorni, in diverse zone della Campania si registrano carenze di alcuni generi nei supermercati, mentre sui social circolano immagini di scaffali vuoti anche a Palermo e in altre località siciliane.

Il blocco sull’A1 tra Caserta e Napoli

Il presidio sull’A1 era cominciato già domenica sera nella zona di Caianello e di Caserta Sud, nei pressi dell’area di Napoli Nord. Si tratta di un territorio strategico per il sistema produttivo del Mezzogiorno, dove la presenza di numerose attività industriali e logistiche rende particolarmente pesanti le conseguenze dei blocchi. I mezzi pesanti fermi in direzione di Caserta Sud e Napoli hanno provocato forti rallentamenti in entrambe le direzioni. Ai caselli di accesso alla città e sulla Tangenziale di Napoli si sono formate lunghe code, con ripercussioni anche sulla circolazione ordinaria.

Autostrade per l’Italia ha comunicato la chiusura temporanea del collegamento tra la A1 e la A30 Caserta-Salerno per chi proviene da Napoli. Segnalati inoltre circa due chilometri di coda tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord verso Roma, e altri due chilometri tra Napoli Nord e Caserta Nord, sempre in direzione della Capitale. La situazione è rimasta critica anche nelle ore successive alle prime segnalazioni.

Tir fermi sull’A1 a Ferentino e Frosinone: traffico in tilt anche sulla Casilina

La protesta degli autotrasportatori ha raggiunto anche il Lazio meridionale. Dalla notte si è formata una lunga fila di camion fermi sull’autostrada A1 nel tratto compreso tra Ferentino e Frosinone, con disagi in entrambe le direzioni. All’alba è rimasto bloccato anche il casello di Ferentino, aggravando una situazione già difficile per gli automobilisti e per chi deve spostarsi per motivi di lavoro.

Le ripercussioni si sono estese alla viabilità ordinaria: traffico in tilt anche sulla Casilina, in particolare nel tratto tra Anagni e Ferentino. Il blocco dei mezzi pesanti rischia così di coinvolgere non soltanto i collegamenti autostradali, ma anche le strade utilizzate come alternative per raggiungere i centri abitati e le aree produttive.

I disagi sulla A30: code e caselli bloccati

Sulla Caserta-Salerno si registrano rallentamenti e circa tre chilometri di coda tra Maddaloni e il bivio con la A1, in direzione Caserta. Dalla mattina risulta inoltre bloccato il casello di Palma Campania, nel Napoletano. La protesta continua anche all’uscita di Nola, già interessata dai presidi durante il fine settimana: i mezzi erano stati rimossi domenica, ma soltanto per poche ore. Sul posto sono presenti le pattuglie della Polizia Stradale e il personale del 6° Tronco di Cassino di Autostrade per l’Italia.

Bloccato il porto commerciale di Napoli

La mobilitazione ha raggiunto anche il porto commerciale di Napoli, dove alcuni autoarticolati sono stati disposti in modo da chiudere il varco Bausan. La manifestazione, secondo le informazioni disponibili, si sta svolgendo pacificamente. Gli autotrasportatori hanno illustrato le proprie ragioni agli automobilisti rimasti incolonnati e, finora, non sono stati segnalati momenti di tensione. Il blocco ha conseguenze anche per chi utilizza abitualmente le strade di accesso al porto per evitare il traffico cittadino, in particolare lavoratori muniti di specifici permessi. Dalla mattina, questo percorso alternativo non è più accessibile.

Nola-Villa Literno, fermi i collegamenti con le aree industriali

I disagi non riguardano soltanto le autostrade. Sulla Nola-Villa Literno, importante direttrice che attraversa le aree industriali di Caivano, Marcianise, Gricignano e Teverola fino al litorale domizio, i blocchi in corrispondenza di alcuni svincoli hanno rallentato o fermato la circolazione. A essere coinvolti sono anche i trasporti da e verso depositi, stabilimenti produttivi e grandi centri commerciali. Un rallentamento prolungato di queste attività può ripercuotersi sulla distribuzione delle merci, soprattutto nei settori che dipendono da consegne frequenti.

Sicilia, quarto giorno di fermo: attesa per l’incontro con Salvini

Continua intanto la mobilitazione del  Cts (Comitato trasportatori siciliani), arrivata al quarto giorno di fermo. La protesta riguarda i porti dell’Isola e si inserisce nella più ampia contestazione contro l’aumento dei costi dei carburanti.

Il Cts ha precisato che non sta effettuando blocchi stradali né presidi sulle arterie di collegamento. I mezzi delle aziende aderenti alla protesta, secondo quanto comunicato dalla stessa organizzazione, sono attualmente fermi nei parcheggi e vi resteranno fino a domani, martedì 20 ottobre. La decisione è legata all’attesa per l’esito dell’imminente incontro a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.

«Se il ministro accetterà integralmente le proposte presentate dalla categoria, il fermo dei porti siciliani verrà immediatamente revocato», ha spiegato Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasportatori siciliani.

L’organizzazione ha inoltre ribadito il carattere volontario della mobilitazione, sottolineando che nessuna azienda è obbligata ad aderire. Le imprese che intendono continuare a viaggiare e a consegnare le proprie merci, in particolare i prodotti ortofrutticoli, possono farlo liberamente, senza costrizioni o picchettaggi.

Ortofrutta attraverso lo Stretto di Messina, ma sui social compaiono scaffali vuoti

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’approvvigionamento alimentare. In Campania, dalla provincia di Caserta a quella di Napoli, fino al Salernitano, da circa due giorni si segnalano carenze di alcuni prodotti nei supermercati.

La situazione alimenta il timore che, in caso di prolungamento della protesta, le difficoltà possano estendersi ad altre categorie merceologiche e ad altre aree del Paese. In Sicilia, il Comitato trasportatori siciliani ha precisato che i prodotti ortofrutticoli continuano a transitare attraverso lo Stretto di Messina. La possibilità di effettuare le consegne, tuttavia, non ha fermato le segnalazioni che circolano online.

Da ieri, infatti, sui social vengono condivise fotografie e video che mostrerebbero scaffali vuoti nei supermercati di Palermo e di altre località siciliane. Si tratta di immagini e segnalazioni che richiedono verifiche puntuali per stabilire l’entità delle carenze e le loro effettive cause. Resta dunque da capire se si tratti di episodi circoscritti, di temporanei ritardi nelle consegne o di un problema più ampio legato alle difficoltà logistiche.

Le ragioni della protesta: il caro carburanti e i costi del trasporto

Alla base della mobilitazione ci sono il rincaro di gasolio e benzina e le difficoltà economiche denunciate dagli operatori del settore. Autotrasportatori e agricoltori chiedono interventi per contenere i costi e tutelare la sostenibilità delle attività.

Per le imprese di trasporto, l’aumento del prezzo del carburante rappresenta una voce di spesa particolarmente rilevante, che incide sui margini e sulla possibilità di garantire le consegne senza trasferire ulteriori costi lungo la filiera. Le conseguenze della protesta vanno però oltre il settore: quando si fermano i collegamenti tra porti, depositi, stabilimenti e centri di distribuzione, i ritardi possono coinvolgere l’intera catena di approvvigionamento.

Le prossime ore saranno decisive per capire se l’incontro con il ministro Salvini porterà a un’intesa e se i blocchi potranno essere revocati. Nel frattempo, tra Campania, Lazio meridionale e Sicilia, restano alta l’attenzione sulla viabilità e la preoccupazione per le possibili ripercussioni sui rifornimenti dei supermercati.

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