Milano ha paura per sabato. Ma Sala fa il buonista (sulla pelle dei cittadini)

martedì, 20 Ottobre 2026
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Milano sembra ripiombata negli anni Settanta più furiosi, quando, ogni sabato, era guerriglia urbana per strade e piazze del centro, con Autonomia Operaia e gli altri gruppi dell’estrema sinistra che sfasciavano vetrine, rovesciavano automobili, tiravano bottiglie molotov contro polizia e carabinieri. Dopo le devastazioni del fine settimana scorso, i milanesi temono di dover vivere un altro sabato di violenza. È, più o meno, la stessa ansia di 50 anni fa.

Rispetto agli anni Settanta, la situazione odierna è però, per certi versi, più grave. Nel senso che gli estremisti di allora seguivano una logica, certo aberrante, ma pur sempre una logica, ideologica e politica. Le autorità potevano pertanto prevenire in qualche modo le loro mosse. Gli odierni teppisti delle banlieue milanesi sono invece imprevedibili. Non hanno uno scopo, né un obiettivo né una strategia. Sono distruttività allo stato puro. Nichilismo all’ingrosso. Predoni e vandali per puro piacere.

Quello che però non cambia rispetto a cinquant’anni fa è l’indulgenza snob di certa borghesia progressista milanese, quella che all’epoca discettava di “disagio giovanile” e apriva i suoi salotti ai teorici dell’estremismo e che oggi si chiede le “ragioni” della violenza dei teppistelli con la felpa nera.

Tipica espressione di questi ambienti radical chic (come giustamente li ha definiti il ministro Matteo Piantedosi) è il sindaco Beppe Sala. Parla oggi come ieri avrebbe parlato Piero Ottone, direttore del “Corrierone” tinto di rosso snob.

«Non è solo un problema di repressione», dice con aria ispirata il primo cittadino meneghino commentando l’arrivo in città di 500 militari, annunciato dal governo. «Mi preoccupa il fatto che questa situazione, che nasce da un malessere che tutti noi non possiamo non vedere, la si sposti solo sulle violenze e la repressione delle violenze». Ohibò, il commerciante a cui hanno depredato il negozio si dovrebbe forse sentire sollevato da queste parole? Il numero uno a Palazzo Marino va avanti come un treno: «Bisogna che la politica affronti con saggezza anche le cause e si interroghi sulle origini, senza buonisimi (“excusatio non petita” n.d.r.) ma con spirito critico. Dobbiamo fare di più». In merito alle origini, per il sindaco si tratta di un «fenomeno molto più largo. Il riferimento è Parigi. Le grandi città sono così: crescono e covano tensioni sociali che poi vanno gestite». Sala però invita a riflettere anche sulla provenienza di questi ragazzi, «molti vengono da fuori Milano». Che fa, si chiama fuori dalle responsabilità?

Simo alle solite. La borghesia progressista proprio non ce la fa a condividere la rabbia e la voglia di sicurezza dei cittadini comuni. Per lorsignori si tratta di sentimenti “reazionari” da cui distinguersi. Tanto le loro auto di lusso sono ben custodite nei garage, fuori dalla portata dai teppistelli dalla molotov facile…

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