Dolore o tensione alla nuca, alle spalle e alla parte alta della schiena, cos’è il ‘text neck’ o collo da smartphone

sabato, 24 Ottobre 2026
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(Adnkronos) – L’inclinazione costante del capo per guardare smartphone, tablet e computer “è diventata un’abitudine diffusa a ogni età, ma il costo in termini di benessere muscoloscheletrico può rivelarsi elevato”. È il fenomeno del cosiddetto ‘text neck (o ‘collo da smartphone’), un’espressione utilizzata “per descrivere la tensione, la rigidità e i disturbi della regione cervicale associati soprattutto a posture mantenute a lungo durante l’uso dei dispositivi digitali”. Per comprendere la portata del problema, individuare le giuste strategie di prevenzione e fare il punto sulla salute della colonna vertebrale e sui comportamenti corretti da adottare, abbiamo consultato la dottoressa Daniela Casarotti, direttore supplente della Riabilitazione Generale e Neuromotoria di Asst Lariana.  

I dati biomeccanici mostrano “che inclinare la testa in avanti a 60 gradi può generare sulle strutture del collo un carico paragonabile a una forza di circa 27 kg. Tuttavia, come chiarisce la specialista, il fattore di maggior rischio non è la postura in sé, né una potenziale usura precoce della colonna – un falso mito da sfatare -, bensì la fissità e la durata della posizione mantenuta nel tempo. Il problema riguarda da vicino anche bambini e adolescenti, per i quali l’obiettivo principale deve essere l’educazione a un uso consapevole della tecnologia unito a una regolare attività motoria. 

Dottoressa Casarotti, cos’è la sindrome da ‘text neck’ e cosa accade alla colonna? “Quando siamo in posizione eretta e guardiamo davanti a noi, il peso della testa viene distribuito in modo relativamente equilibrato. Quando invece la testa viene inclinata in avanti per osservare lo smartphone, aumenta la leva esercitata sui muscoli e sulle strutture della regione cervicale. Più il capo viene portato in avanti, maggiore può essere il carico biomeccanico sui tessuti del collo. Il valore spesso citato di circa 27 kg a 60 gradi di flessione rappresenta una stima delle forze biomeccaniche generate dalla posizione della testa e non significa che la colonna cervicale ‘pesi’ o sostenga letteralmente 27 kg. Il problema principale è soprattutto la ripetizione – avverte – e la durata della postura: mantenere a lungo il collo in una posizione fissa può favorire affaticamento muscolare, dolore, rigidità e tensione nella zona cervicale e nelle spalle. Non è invece corretto considerare automaticamente il ‘text neck’ come causa di un’usura permanente o precoce dei dischi intervertebrali: gli eventuali processi degenerativi dipendono da numerosi fattori e non dalla sola postura davanti allo schermo”. 

 

Quali sono i sintomi che meritano un consulto medico? “I disturbi più comuni possono comprendere: dolore o tensione al collo, alle spalle e alla parte alta della schiena; rigidità e difficoltà nei movimenti del capo; mal di testa associato alla tensione dei muscoli cervicali; affaticamento muscolare dopo periodi prolungati davanti allo schermo. Particolare attenzione – suggerisce Casarotti – va prestata invece alla comparsa di formicolio, intorpidimento, dolore o debolezza che si irradiano dal collo lungo il braccio fino alla mano. Questi sintomi possono essere compatibili con un coinvolgimento delle strutture nervose e meritano una valutazione medica, soprattutto se persistono o peggiorano”. 

E per bambini e adolescenti? “Anche bambini e adolescenti trascorrono oggi molto tempo utilizzando smartphone, tablet, computer e console. In questa fascia d’età – continua – è particolarmente importante promuovere abitudini corrette, alternando il tempo davanti agli schermi con movimento, attività fisica e pause frequenti. Una postura mantenuta a lungo può contribuire a dolore, rigidità e altri disturbi muscoloscheletrici anche nei più giovani. È però opportuno evitare conclusioni troppo categoriche: non è dimostrato che l’uso degli smartphone provochi direttamente deformità permanenti della colonna, artrosi precoce o discopatie. L’obiettivo, quindi, non è demonizzare la tecnologia, ma ridurre il tempo trascorso in posture statiche e favorire un uso più consapevole dei dispositivi”. 

 

Quali semplici accorgimenti possono aiutare nella vita quotidiana? “Alcune modifiche delle abitudini possono contribuire a ridurre il sovraccarico cervicale: alzare lo smartphone: quando possibile, portare il dispositivo più vicino all’altezza degli occhi, evitando di mantenere a lungo la testa inclinata verso il basso; cambiare posizione frequentemente: non esiste una postura perfetta da mantenere per ore. È più utile alternare le posizioni, alzarsi, camminare e fare brevi pause; fare pause regolari: la regola 20-20-20 è nata soprattutto per contrastare l’affaticamento visivo da schermo (ogni 20 minuti, guardare per circa 20 secondi a una distanza di almeno 6 metri). Può essere inserita all’interno di una più generale abitudine a interrompere periodicamente il lavoro sedentario; curare la postazione di lavoro: lo schermo dovrebbe essere posizionato in modo da non costringere a mantenere continuamente il collo flesso; muovere il collo e le spalle: semplici esercizi di mobilità, eseguiti senza dolore, possono aiutare a interrompere la rigidità associata alle posture statiche; esercizio ‘chin tuck (doppio mento): portare delicatamente il mento all’indietro, senza abbassarlo, mantenendo la posizione per alcuni secondi e poi rilassando. L’esercizio può essere ripetuto più volte, purché non provochi dolore; esercizio di retrazione scapolare: portare delicatamente le scapole indietro e verso il basso, senza sollevare le spalle, mantenendo per qualche secondo la posizione. 

La regola più semplice da ricordare è: “Meno tempo immobili, più movimento e una maggiore attenzione a come utilizziamo gli schermi. Il ‘text neck’ non va interpretato come una nuova patologia causata dagli smartphone, ma come un modo efficace per descrivere un problema sempre più attuale: l’impatto delle posture statiche e prolungate sul nostro benessere. Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono fare una grande differenza”, conclude.  

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