Sale la tensione in Medio Oriente dopo l’attacco armato contro un posto di blocco israeliano nei pressi di Hebron, in Cisgiordania, nel quale sono morti due soldati e altri militari sono rimasti feriti. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato l’avvio di una vasta operazione militare, già cominciata nelle ore successive alla sparatoria, promettendo un intervento esteso nell’area da cui provenivano gli aggressori. Le autorità israeliane hanno inoltre disposto nuove restrizioni agli spostamenti e operazioni di sicurezza nella regione.
Secondo le prime ricostruzioni, due uomini armati avrebbero raggiunto il checkpoint a bordo di un’automobile, aprendo il fuoco contro i militari prima di essere uccisi. Le circostanze dell’attacco sono ancora oggetto di indagine. Netanyahu ha dichiarato che l’esercito procederà con perquisizioni, ricerca di armi e smantellamento delle strutture considerate legate alle attività armate. Il piano prevede anche l’evacuazione degli abitanti di alcune aree interessate dall’intervento, una misura contestata dai palestinesi, che denunciano il rischio di punizioni collettive.
L’escalation in Cisgiordania si inserisce in un quadro regionale sempre più instabile. Nel sud del Libano, secondo l’agenzia nazionale libanese NNA, le forze israeliane hanno intensificato i bombardamenti su diversi centri abitati, tra cui Khiam, Mayfadoun e Zawtar al-Sharqiyah. Intanto, in Arabia Saudita, due forti esplosioni sono state udite a Riad nelle prime ore di sabato. La protezione civile ha attivato un sistema di allerta preventiva in un contesto segnato dalle tensioni e dalla minaccia di nuovi attacchi degli Houthi yemeniti.
Preoccupazioni anche sul fronte statunitense. Secondo un documento dell’intelligence americana citato dall’emittente israeliana Channel 12, l’Iran avrebbe intensificato i tentativi di colpire diplomatici e alti funzionari degli Stati Uniti, con piani di assassinio che sarebbero arrivati a uno stadio avanzato. Le informazioni avrebbero contribuito alla decisione di ridurre il personale in alcune rappresentanze diplomatiche americane in Medio Oriente. Washington teme inoltre una possibile ripresa delle operazioni militari contro Teheran.
Sul fronte umanitario, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha condannato l’attacco alla chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, nel villaggio di Hamoud, nel governatorato giordano di Karak. Secondo le informazioni diffuse, il commando avrebbe aperto il fuoco durante una cerimonia funebre, provocando almeno sette morti e oltre trenta feriti. Le autorità giordane hanno condannato l’accaduto e avviato le indagini per individuare i responsabili. Il Patriarcato ha espresso solidarietà alle famiglie delle vittime, ribadendo l’importanza della convivenza tra le comunità religiose del Paese.
A completare il quadro, nello Yemen le forze armate hanno rivendicato una massiccia offensiva contro gli Houthi, con centinaia di attacchi nelle ultime 24 ore. I numeri diffusi dal portavoce militare yemenita non sono stati verificati in modo indipendente. La moltiplicazione degli episodi di violenza conferma la fragilità degli equilibri regionali, mentre restano aperti i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.
