Proteste in Europa, Trump accusa i governi: «Lasciano entrare chi odia i nostri Paesi». Putin respinge le accuse

domenica, 25 Ottobre 2026
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Le proteste che attraversano l’Europa diventano terreno di scontro anche sul piano internazionale. Da una parte, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump punta il dito contro le politiche dei governi europei, accusandoli di consentire l’ingresso di persone che, a suo dire, non sarebbero originarie dei Paesi in cui vivono e che «odiano» Spagna, Francia e Italia. Dall’altra, il presidente russo Vladimir Putin respinge le accuse di un coinvolgimento di Mosca nei disordini, sostenendo che chiamare in causa la Russia sia un modo per nascondere le responsabilità delle leadership europee.

Intervistato da Fox News, Trump ha collegato le tensioni nelle piazze europee alla presenza di persone che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero state lasciate entrare dai governi nazionali. Putin, in un’intervista alla televisione di Stato russa ripresa dall’agenzia Tass, ha invece definito le accuse rivolte al Cremlino un segnale della debolezza di alcuni leader europei e della loro incapacità di assumersi la responsabilità di quanto accade nei rispettivi Paesi.

Il confronto si inserisce in un quadro nel quale le autorità europee stanno valutando il possibile ruolo della disinformazione e delle interferenze straniere nell’alimentare le proteste. Il 21 ottobre, a Bruxelles è stato reso noto che sono in corso verifiche su possibili campagne online riconducibili a Paesi extra-Ue, che potrebbero aver contribuito ad amplificare le mobilitazioni in Francia e altrove. Secondo il Financial Times, tra i Paesi sotto osservazione figurerebbero, oltre alla Russia, anche Iran e Algeria.

In Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha descritto le violenze di piazza a Milano come il possibile risultato di una «guerra ibrida» contro il Paese. Anche in Francia, secondo quanto riportato sulle valutazioni dei servizi di sicurezza, blogger e influencer avrebbero contribuito a rendere virali alcuni contenuti legati alle proteste, con una possibile amplificazione riconducibile a potenze straniere, in particolare alla Russia.

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