Tortona, bimba uccisa dalla madre: il giorno prima era stato disposto l’affidamento condiviso

domenica, 25 Ottobre 2026
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La bambina di tre anni uccisa dalla madre a Tortona, nella notte tra giovedì e venerdì, era al centro di una battaglia legale per l’affidamento. Proprio il giorno prima della tragedia, un giudice aveva disposto l’affidamento condiviso e la ripresa immediata degli incontri tra la piccola e il padre. A ricostruire la vicenda sono i legali dell’uomo, intervenuti dopo le dichiarazioni della donna, attualmente in carcere, che avrebbe sostenuto di aver agito perché angosciata dal percorso di riavvicinamento tra la figlia e l’ex compagno, accusato da lei di violenza.

«Nei confronti del nostro assistito non è mai stato preso alcun provvedimento che gli impedisse di vedere e frequentare la figlia. L’ostacolo era determinato unicamente dal comportamento della madre», spiegano gli avvocati del padre. I legali precisano inoltre che l’unico procedimento penale per lesioni si era concluso nel febbraio 2025 con una richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero.

«Non mi faceva vedere mia figlia. Ho fatto di tutto per riabbracciarla, volevo far valere i miei diritti di padre. Ma adesso lei me l’ha tolta per sempre», ha dichiarato l’uomo a Repubblica.

La donna resta intanto in carcere, dopo che il gip ha disposto la custodia cautelare accogliendo la richiesta della Procura di Alessandria. Secondo quanto riferito dalla sua legale, la donna non sarebbe attualmente in condizioni psicofisiche tali da poter sostenere un interrogatorio. La difesa valuterà in seguito se chiedere di essere ascoltata dal pubblico ministero. La stessa notte dell’omicidio, inoltre, la donna avrebbe tentato di togliersi la vita.

«Si tratta di una tragedia nata in una situazione di grande solitudine e disperazione: il gesto estremo contro la figlia è stato rivolto, quella notte, anche verso sé stessa», ha spiegato l’avvocata. Nell’abitazione, dove sono intervenuti i soccorritori, sarebbe stato trovato anche un manoscritto in lingua russa. La donna, infatti, non parlerebbe fluentemente italiano e i colloqui con lei richiedono la presenza di un interprete.

La legale ha descritto una situazione di forte fragilità sociale: «La sua è la storia di una donna che si è sentita sola, abbandonata. Nessun lavoro, nessun familiare vicino, nessuna persona stretta di riferimento».

Prima di essere ospitata nell’alloggio di co-housing sociale di Tortona in cui si è consumata la tragedia, la donna viveva in un’altra struttura di accoglienza a Voghera, in provincia di Pavia. Era seguita dai servizi sociali dopo una denuncia per violenza domestica nei confronti dell’ex compagno. Un contesto complesso, ora al centro degli accertamenti per ricostruire quanto accaduto e chiarire le circostanze che hanno preceduto la morte della bambina.

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