Biennale Musica, i canoni e le voci di Clarissa Connelly

"Un canto corale, che genera nuove armonie e amicizie"
lunedì, 26 Ottobre 2026
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Venezia, 26 ott. (askanews) – Uno spettacolo fatto solo di voci, con i performer che si muovono nello spazio scenico in modo diverso per ogni brano, creando musica anche con i movimenti, in una dimensione che è al tempo stesso molto intima, ma assume connotazioni universali. Alla Biennale Musica di Venezia è andato in scena “Canons” della musicista scozzese trapiantata a Copenhagen Clarissa Connelly.”I canoni di questo spettacolo – ha detto ad askanews – rappresentano un modo di ‘canonizzare’ le melodie: quando le si inserisce in una struttura a canone, articolandole tra diversi gruppi, prendono vita nuove armonie. È una forma di canto corale che non richiede la conoscenza della notazione musicale: basta prendere la melodia così com’è, dato che è stata appositamente concepita per essere eseguita a canone; per questo ho scritto le melodie in modo che, incastrandosi, diano origine ad armonie differenti in punti diversi. Si tratta, in sostanza, di un’antica tradizione canora”.L’intreccio di pratiche musicali e tradizioni molto diverse è tipico del lavoro di Connelly, ma in questo caso è come se creasse una forte unità attraverso i corpi e le voci, sfruttando anche la ripetizione, su registri diversi delle stesse parole. “La ripetizione – ha aggiunto l’artista – funge quasi da riconferma di una frase, serve a sottolineare il significato delle parole. Così anche il pubblico può cogliere il testo e capirne il senso: ogni brano racchiude una piccola storia, che viene allora interpretata e svelata. E, naturalmente, il tutto poi crea queste armonie”.Protagonista di “Canons” è ovviamente la voce, ma intesa anche come parte dei corpi, che sono altrettanto importanti e contribuiscono a una percezione anche visiva dello spettacolo, non meno rilevante di quella sonora. “La voce – ha concluso Clarissa Connelly – è uno strumento, al pari di un pianoforte o di un computer usato per generare suoni elettronici. È un mezzo con molte sfaccettature; è uno strumento, sì, ma possiede anche una chiarezza e una onestà uniche. La voce è qualcosa di speciale: in un contesto come questo, dove è presente esclusivamente la voce, risulta estremamente chiaro cogliere l’intenzione che sta alla base del canto”.La parola “onestà” è particolarmente affascinante, così come lo è l’aspetto di amicizia che l’artista pone alla base dell’idea del canto a canoni, generando in tal modo una serie di sensazioni sottili che dal palco si muovono, invisibili ma percepite, verso la platea.

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