Israele al voto. Ecco chi è Eisenkot, l’avversario di Nethanyau

mercoledì, 28 Ottobre 2026
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Affluenza record al 77,7%, la più alta dal 1999. Israele ha votato ma non ha scelto ancora il suo leader anche se i primi exit poll davano sulle prime battute per favorito il partito dell’opposizione di Yashar capitanato da Gadi Eisenkot. Le elezioni le prime dopo il 7 ottobre 2023, consegnano però ancora un Paese spaccato e ingovernabile. Con circa il 42% delle schede scrutinate, secondo la Commissione elettorale centrale, il blocco pro-Netanyahu si è accreditato di 57 seggi, quello anti-Netanyahu di 47, con 16 seggi ai partiti arabi. Un dato ancora parziale e destinato a muoversi, ma che conferma gli exit poll della notte: nonostante il vantaggio ancora stallo ma un dato di fatt: il partito Yashar di Gadi Eisenkot diventa la seconda forza del Paese. Il vero boom è dei partiti arabi, record storico, trainati da un’affluenza senza precedenti nelle comunità arabe. Ma chi è Gadi Eisenkot? l’anti-Bibi che avanza. È l’uomo che incarna l’altra Israele. Generale, ex Capo di Stato Maggiore, entrato in politica dopo una vita in divisa, Eisenkot è riuscito dove Lapid e Gantz avevano fallito: federare l’opposizione anti-Netanyahu sotto un’unica sigla, Yashar, che significa “diretto, retto”. Lui l’anti-Bibi per eccellenza, credibile sulla sicurezza ma alternativo sul modello di Paese. Il candidato dell’opposizione ha votato ieri a Herzliya con la moglie Hanna, poi ha visitato il kibbutz di Nir Oz e il cimitero militare dove è sepolto il figlio Gal, morto nella guerra di Gaza. Un simbolo che ha pesato più di mille comizi. Ieri sera ha detto: “I risultati indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu. Se confermati, agirò immediatamente per sostituire il governo”. Netanyahu, dal canto suo, alle 3:15 di stanotte si è presentato raggiante davanti ai suoi: “Il Likud deve formare un governo di destra forte”. Ha rivendicato successi militari e l’asse con l’amico Trump per rimuovere la minaccia iraniana”. Ma è evidente al momento c’è ancora stallo e le prossime ore saranno quelle decisive. Questa non è un’elezione, è un referendum mancato. Gli israeliani sono andati a votare in massa (77,7% di affluenza, oltre 7,3 milioni di persone) per dare un giudizio su tre anni di guerra, sul 7 ottobre e sul futuro di Netanyahu. Il giudizio è arrivato ma è contraddittorio: sì al Likud come primo partito, no alla sua coalizione di governo. Decisivo il voto delle comunità arabe. Israele entra in una lunghissima trattativa. I risultati ufficiali arriveranno il 4 novembre. Poi il Presidente darà il mandato.

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