Juventus senza leader, McKennie accusa tutti come Bremer: “Non è colpa di Spalletti”

giovedì, 29 Ottobre 2026
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(Adnkronos) –
Sprofondo bianconero per la Juventus. La squadra di Spalletti è stata battuta dal Genoa nella nona giornata di Serie A, con i rossoblù di De Rossi che si sono imposti per 2-0 grazie alle reti di Ehizibue e Baldanzi nel primo tempo. Ancora una volta la Juve è stata protagonista di un avvio di partita horror, con la reazione nel finale che non può salvare da una prestazione da giudicare complessivamente negativa. 

La squadra è apparsa senza leader, senza personalità e con un gioco inespresso, che rimette in discussione anche la panchina di Spalletti. Il tecnico bianconero ha chiesto scusa ai tifosi prima di parlare di “poca lotta, un tema che affrontiamo da fine anno”. Un concetto ripreso anche da Weston McKennie, il giocatore con più presenza nella Juventus in rosa e vice capitano. 

 

Il tema caratteriale è ricorrente nell’analisi delle partite della Juventus, come confermato anche dalle parole di McKennie nel post partita: “I tifosi hanno ragione: dobbiamo fare di più, perché la Juve è un grande club e dobbiamo vincere”, ha detto il centrocampista americano a Dazn, prima di ‘scagionare’ il proprio allenatore, “per me Spalletti ora non può prendersi tutte le colpe, siamo tutti colpevoli: stiamo seguendo tutto quello che ci dice, ma sul campo siamo noi che dobbiamo fare di più. Le ‘cose dentro’ non si possono allenare: quelle dobbiamo trovarle noi”. 

“Certo che seguiamo il mister, ma la tattica non c’entra quasi niente in queste partite: conta solo lottare e voler vincere”, ha continuato McKennie, lanciando un messaggio chiaro ai suoi compagni, “siamo undici giocatori, chi scende in campo deve combattere, fare cinque metri in più per aiutare il compagno, correre e lasciare tutto quello che ha. Io quando vedo uno dei miei che va nei contrasti ne traggo dà energia. Il Genoa l’ha fatto, noi no”. 

 

Non è la prima volta che un giocatore della Juventus manda un messaggio chiaro, ma duro, ai propri compagni. Era già successo con il capitano Bremer dopo la pesante sconfitta contro la Lazio, che si era imposta per 3-0 all’Allianz Stadium: “Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo 11 giocatori più 5 che entrano e io non posso prendere in braccio tutti”, aveva detto il difensore brasiliano rivolgendosi direttamente ai suoi compagni. 

“Io arrivo fino a un certo punto: c’è chi ha chi più carattere e chi meno, c’è chi quando sente i fischi si nasconde e ha paura e chi no”, aveva detto Bremer, “ci sono tanti giocatori nuovi, è una cosa con cui dobbiamo convivere. Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere: c’è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde”. Parole che avevano messo in luce tutte le fragilità dello spogliatoio bianconero, e che oggi sembrano più attuali che mai. 

 

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