Roma, 30 ott. (askanews) – Il mercato degli appalti in Europa necessita di un sistema di qualificazione condiviso, capace di superare le barriere nazionali, snellire la burocrazia e garantire l’affidabilità. È quanto emerso oggi a Roma all’Academy Day ‘Dal mercato unico degli appalti pubblici alla qualificazione unica europea?’, promosso da CQOP SOA. Al centro del dibattito, aperto tra gli altri dal Vicepresidente esecutivo della Commissione UE Raffaele Fitto, la presentazione di uno studio accademico inedito. La ricerca, condotta da CQOP SOA con Johns Hopkins University, Ghent University e Politecnico di Torino, affronta il nodo della riforma europea degli appalti: come creare un ecosistema digitale basato sul principio “once-only” per favorire la reale concorrenza transfrontaliera. Lo studio traccia tre possibili scenari di convergenza: un mutuo riconoscimento rafforzato, un sistema di passaporti riutilizzabili o una convergenza normativa con un’autorità di vigilanza europea. L’urgenza della transizione è confermata da un’indagine su circa 700 imprese italiane certificate: il 62% denuncia serie difficoltà a operare negli altri Paesi membri, mentre il 73% giudica strategica l’adozione di un modello europeo ispirato all’architettura SOA. In Italia, il sistema di attestazione per gare superiori a 150.000 euro, vigilato da ANAC, rappresenta un presidio ineludibile di trasparenza: un patrimonio che il nostro Paese può mettere a disposizione dell’Unione. Nel confronto, parlamentari, accademici ed esperti del settore hanno concordato sulla necessità di posizionare l’Italia come attore protagonista nel negoziato in corso. “La riforma europea spinge verso digitalizzazione e integrazione”, ha sintetizzato Desiderio Berdini, CIO CQOP SOA. “Il collaudato modello italiano ha le carte in regola per ispirare il nuovo sistema continentale, generando fiducia e stimolando il mercato”.
Verso una qualificazione europea per gli appalti
Il modello SOA al centro del dibattito
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