Sessanta perquisizioni in 23 città italiane nei confronti di persone che, attraverso chat e piattaforme social, avrebbero incitato alla violenza in occasione delle recenti manifestazioni di piazza. È il bilancio delle attività condotte dalla Digos e dalla Polizia Postale, nell’ambito dei controlli predisposti in occasione delle mobilitazioni che hanno attraversato il Paese nella giornata di ieri.
Una giornata di sciopero generale e proteste contro il caro vita, il riarmo e le politiche del Governo, che ha visto scendere in piazza migliaia di persone da Nord a Sud. Secondo le stime degli organizzatori, i partecipanti sarebbero stati circa un milione. Non sono mancati, tuttavia, momenti di forte tensione.
A Roma la situazione più critica si è registrata tra il Lungotevere, Ponte Sublicio e la zona dell’Aventino. Alcuni manifestanti hanno tentato di superare i cordoni delle forze dell’ordine per raggiungere il Circo Massimo, lanciando bottiglie, pietre, petardi e altri oggetti contro gli agenti. La Polizia ha risposto con gli idranti e manovre di contenimento, riuscendo a disperdere parte del gruppo. Il corteo è poi confluito in un sit-in a piazza Albania, con alcune centinaia di persone rimaste sotto il controllo delle forze dell’ordine. Non sono mancati ulteriori disordini nella zona di Testaccio.
Anche a Torino si sono verificati scontri nel centro cittadino, in particolare in via Roma, dove alcuni manifestanti, con il volto coperto e caschi, hanno lanciato bottiglie contro gli agenti. I reparti antisommossa hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere il gruppo. La mobilitazione è poi proseguita con un corteo serale, mentre gli organizzatori hanno già annunciato una nuova iniziativa per il 7 novembre.
A Roma, intanto, i sindacati USB hanno annunciato la prosecuzione della protesta con una tendopoli sui Fori Imperiali, ribattezzata «acampada dei diritti», e nuove assemblee per programmare le prossime iniziative. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha espresso solidarietà e ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto durante una giornata segnata, ancora una volta, da episodi di violenza.
