Il premier Donald Tusk si rivolgerà alla nazione alle 20, in una giornata segnata da una profonda crisi istituzionale in Polonia. Al centro dello scontro c’è la Corte costituzionale, dopo la sospensione del suo presidente Bogdan Święczkowski e il confronto sempre più acceso tra il governo europeista e il capo dello Stato, il nazionalista Karol Nawrocki.
Il presidente è rientrato anticipatamente dalla missione in Senegal, interrompendo la visita ufficiale per fare ritorno a Varsavia. Una volta nella capitale ha incontrato Święczkowski e il primo presidente della Corte, Zbigniew Kapiński, per poi raggiungere la sede del tribunale, dove la polizia era stata schierata dopo le proteste dei sostenitori del partito di destra Diritto e Giustizia (PiS). Nawrocki ha quindi convocato consultazioni urgenti con i rappresentanti delle forze parlamentari, spiegando che l’obiettivo è affrontare una situazione che, a suo giudizio, rappresenta una «minaccia alla sicurezza interna».
La tensione è esplosa dopo la decisione della giudice Anna Korwin-Piotrowska di sospendere Święczkowski e il suo vice Bartłomiej Sochański, assumendo la guida dell’istituzione. Una scelta contestata dal presidente e dai rappresentanti del PiS, che hanno parlato di un colpo di Stato e di un tentativo di prendere il controllo della Corte. Il governo di Tusk, al contrario, sostiene che siano necessarie misure per ripristinare lo stato di diritto e superare le conseguenze delle nomine effettuate durante i precedenti governi nazionalisti.
Nel frattempo, le forze di destra hanno aperto anche il fronte parlamentare. La formazione dell’ex premier Mateusz Morawiecki, Rozwój Plus, ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia contro il governo Tusk. La proposta avanzata da Morawiecki è quella di sostituire l’attuale esecutivo con un governo tecnico guidato da Marek Jurek, ex presidente della Camera, fino alle prossime elezioni e alla formazione di una nuova maggioranza.
Lo stesso Morawiecki ha attaccato duramente l’esecutivo, sostenendo che la fine dell’attuale coalizione sarebbe soltanto il primo passo e chiedendo un piano per riorganizzare il Tribunale costituzionale, senza coinvolgere coloro che, a suo giudizio, ne avrebbero compromesso il funzionamento.
A rendere ancora più delicata la situazione è la lunga disputa sul sistema giudiziario polacco. Da quando è arrivato al governo nel 2023, Tusk ha promesso di riformare la Corte e di ripristinarne l’indipendenza dopo gli anni di governo del PiS, rimasto al potere dal 2015 al 2023. Le nomine dei giudici effettuate in quel periodo sono state contestate dalle istituzioni europee, che hanno sollevato dubbi sull’autonomia dell’organo rispetto al potere politico. Il presidente Nawrocki, vicino al PiS, si è opposto a diverse nuove nomine sostenute dalla maggioranza parlamentare, contribuendo ad alimentare lo scontro.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ambasciatore statunitense in Polonia, Tom Rose, che ha rivolto un appello a tutte le parti affinché evitino iniziative capaci di provocare violenze o un’ulteriore escalation. Ora l’attenzione è rivolta alle consultazioni presidenziali e soprattutto all’intervento serale di Tusk, chiamato a prendere posizione su una crisi che rischia di aggravare ulteriormente la contrapposizione politica nel Paese.
