Torino, 2 nov. (askanews) – Fino al 25 febbraio 2027, le OGR Torino, l’hub della Fondazione CRT, presentano The Quantum Effect, una mostra collettiva sull’impatto della teoria quantistica sulla cultura visiva, dal cinema alla cultura pop fino all’arte contemporanea. Prodotto da OGR Torino e SMAC Venice (San Marco Art Venice) e curato da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies, il progetto espositivo si sviluppa nel Binario 1, mettendo in dialogo opere d’arte, cinema, dispositivi sperimentali e formule matematiche e indagando i paradossi dello spazio e del tempo attraverso le opere di Dara Birnbaum, Jacqui Davies, Cerith WynEvans, Faustine Studio, Ryan Gander, Isa Genzken, Mark Leckey, Man Ray/ Marcel Duchamp, Tomas Saraceno, Emilija Skarnulyt , SturtevanteRirkrit Tiravanija. I curatori hanno raccontato ad askanews l’esposizione.Jacqui Davies introduce il progetto: “The Quantum Effect affronta concetti complessi che sono stati esplorati negli ultimi 100 anni da scienza e fisica, ma anche attraverso il cinema, l’arte e altre forme culturali. Si tratta di idee con cui in realtà abbiamo già una certa familiarità: ad esempio il teletrasporto. Il teletrasporto è un concetto quantistico: tutti noi conosciamo Star Trek, La mosca o Terminator. Chi possiede un iPhone sa bene che, avvicinando due dispositivi, è possibile trasferire informazioni dall’uno all’altro istantaneamente: un vero e proprio esempio di teletrasporto”.Daniel Birnbaum descrive come la mostra, dopo a SMAC a Venezia nel 2025, ha abitato lo spazio a Torino: “Qui alle OGR disponiamo di uno spazio molto particolare, un ambiente ampio e straordinario, all’interno del quale abbiamo allestito una mostra che trae ispirazione dall’architettura del cinema di fantascienza. Da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick abbiamo preso il misterioso oggetto nero chiamato monolito. Abbiamo riprodotto questo monolito in diverse dimensioni all’interno dello spazio espositivo, utilizzandolo come supporto per la proiezione dei filmatiL’intera mostra ruota attorno a un dialogo parallelo su alcuni fenomeni enigmatici scoperti dai fisici nel corso del Ventesimo secolo. Da qui il titolo The Quantum Effect poiché tali concetti sono stati rielaborati da romanzieri, cineasti e artisti. Si tratta di un’esposizione che intreccia arte e scienza, concentrandosi in particolare sul modo in cui gli artisti reagiscono alle scoperte scientifiche”. Conclude Davies sul concetto di entanglement dalla fisica quantistica, e su come è stato sviluppato nell’esibizione: “Se accade qualcosa a una delle due particelle l’effetto si riflette immediatamente sull’altra. Ciò accade perché, nel mondo quantistico, lo spazio non esiste nel senso in cui lo intendiamo comunemente. Se guardate lo spazio tra le mie mani, lo percepite secondo una visione classica, ma nell’entanglement non esiste alcuno spazio tra due oggetti correlati: essi costituiscono, di fatto, un’unica entità. È proprio questo il genere di fenomeni che esploriamo nella mostra. C’è un’installazione del collettivo Faustine in cui ciò che accade in una stanza si riproduce simultaneamente in un’altra grazie a un sistema di proiezione che potrete osservare durante la visita”.Fa parte della mostra anche The Eternally Infinite Light of the Universe Illuminating the Quest for Truth, una infinity mirror room di Yayoi Kusama.
Alle OGR di Torino tra teoria quantistica e cultura visiva
The Quantum Effect a cura di Daniel Birnbaum e Jacqui Davies
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