A 20 anni Andrea Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo di Formula 1 e il primo italiano dopo Ascari. Dietro il titolo, una famiglia emiliana che vive di corse da sempre: officina, sacrifici e un budget deciso dalla mamma.
Il ritratto
A vent’anni Andrea Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1: ha tolto il record a Sebastian Vettel, che a 23 anni vinse il suo primo titolo. È anche il terzo italiano a conquistare il Mondiale, dopo Nino Farina e Alberto Ascari, e dall’ultimo successo azzurro, quello di Ascari nel 1953, sono passati 73 anni. Il titolo è arrivato al Gran Premio del Messico: un terzo posto alle spalle di Max Verstappen e Lewis Hamilton è bastato per chiudere i conti con la sua Mercedes.
Per capire il fenomeno Antonelli, però, bisogna partire da una famiglia emiliana che con le corse ha sempre vissuto e lavorato. Marco e Veronica, i genitori, vengono da famiglie umili: lo ha raccontato lei al Corriere della Sera, spiegando di aver sempre conosciuto il valore del lavoro e di essersi dovuti «fare in quattro». Veronica ha cominciato alle Poste, con contratti a termine; poi l’incontro con Marco in palestra e la scelta di dedicarsi al team di corse di famiglia.
La storia di Kimi comincia in un’officina, quella del nonno a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. Lì, tra gli attrezzi, il futuro campione passava le giornate da neonato e, racconta il padre, veniva cullato sulla gru che serve a sostituire i motori.
Dai kart al Mondiale
Il primo volante, per Kimi, è quello di un kart a un anno, in braccio al papà. Marco ricorda però il momento in cui capì che la passione era vera: il 2009, quando portò a casa un simulatore preso per il Motor Show di Bologna. A tre anni Kimi guidava e cambiava le marce seduto in braccio a lui, che faceva da pedaliera.
Il resto è una una carriera che ha bruciato le tappe in pochi anni”. Nel 2022 vince i titoli italiano e tedesco di Formula 4, nel 2023 quello europeo di Formula Regional, nel 2024 passa direttamente alla Formula 2, saltando la Formula 3. In tutto questo c’è la Mercedes: come dice il padre, senza la fiducia che la squadra ha avuto in lui fin da piccolo oggi non sarebbero qui.
L’esordio in Formula 1 arriva nel 2025, appena compiuti i 18 anni: quarto a Melbourne sotto la pioggia, primo podio in Canada, ma anche una stagione difficile, con critiche che, ricorda la madre, hanno investito lui e Toto Wolff. Nel 2026 la consacrazione, con la vittoria a Monza partendo dalla 19ª posizione e il titolo mondiale in Messico.
I sacrifici e la paghetta
Dietro la carriera ci sono anni di conti da far tornare. Marco racconta di aver contratto un debito con la banca per partecipare a una gara a Pergusa, perché servivano un casco nuovo e i biglietti aerei, e di aver fatto anche il camionista. Veronica, finito il turno in ufficio, preparava i pasti per la squadra, e ricorda le critiche di chi la giudicava per aver fatto addormentare Kimi nel passeggino tra le macchine da corsa accese: lui dormiva così.
Oggi la regia economica è ancora quella di Veronica. Kimi, dice il padre, non è interessato ai soldi e prende quello che gli passa la mamma. Lei ha deciso con lui un budget: serve a capire come funziona e a restare con i piedi per terra. In famiglia c’è anche la sorella minore Maggie, che ha scelto la ginnastica ritmica («meno male, non avrei retto», dice la madre) e che è considerata «la vera boss».
Il titolo e le lacrime
Sul podio Kimi è stato sollevato da Hamilton e Verstappen, che insieme hanno 11 titoli mondiali. In lacrime sulla sua Mercedes, ha detto di non avere parole: «Senza la mia famiglia non sarei qui», e di star ancora cercando di «processare» quello che è successo. Ha definito la stagione incredibile e ha raccontato che festeggerà con la famiglia, la squadra e gli amici.
La famiglia, a sua volta, parla di un anno che ha cambiato tutto. Papà Marco: il campione, dice, lo avevano visto già l’anno scorso, quando Kimi ha saputo risalire la china nei momenti difficili, e per questo ringrazia la Mercedes. La mamma ammette che il 2025 è stato duro e che essere qui oggi è qualcosa di incredibile.



