Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex comandante supremo della Nato in Europa ha tracciato il quadro dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, lanciando un monito all’Occidente: «Mosca può aprire altri fronti».
Prima al fronte nella guerra del Vietnam, dove ha riportato importanti ferite d’arma da fuoco, più tardi alla guida dell’operazione Allied Force in Kosovo, Clark conosce molto bene le dinamiche belliche internazionali.
Senza lasciare spazio alla retorica, il generale è intervenuto con un’attenta analisi sui principali scenari di guerra globali contemporanei, ponendo al centro della sua riflessione il nodo del conlfitto russo-ucraino.
Secondo Clark, in questo scontro «ritroviamo le caratteristiche di una guerra combattuta contro un avversario che teme di perdere tutto», proprio come avvenuto nel secolo scorso nel conflitto tra Stati Uniti e Vietnam. Oggi come allora, a fare la differenza sono proprio «il morale e la capacità di resistere».
Putin si ritrova dunque «coinvolto in una guerra di durata indefinita contro un popolo deciso a preservare la propria civiltà, con il sostegno dell’Occidente». È proprio all’Occidente che il generale ha lanciato un monito preoccupante: Mosca potrebbe aprire nuovi fronti per contrastare il contributo europeo all’Ucraina.
Sostenere con forza Kiev, continua Clark, ammettendola prima nella Nato, poi nell’Unione Europea, resta «il modo migliore per convincere Putin a rinunciare ai suoi piani di conquista».
L’ex comandante supremo della Nato è certo di non poter immaginare una difesa dei paesi europei senza il sostegno degli Stati Uniti, ma avverte che «l’Europa deve fare di più, e deve farlo ora, non nel 2035». In questo contesto è fondamentale che l’Occidente riveda le proprie priorità, cercando di trovare un punto d’incontro tra le istanze sociali dei cittadini e la tutela della propria sicurezza.
di Antonio Montalto
