Di lotta e di governo. Il Consiglio dei ministri impugna la legge del Veneto, guidato dal centrodestra, sul fine vita, ma Matteo Salvini non c’è e Roberto Calderoli vota contro sostenendo che si tratta di un provvedimento ordinamentale che indica solo le linee guida attenendosi alle norme già in vigore. Forza Italia ha votato a favore, ma Antonio Tajani ha espressamente messo a verbale che occorre una legge nazionale. A oggi sono cinque le Regioni che hanno approvato una normativa che regola il fine vita: Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Umbria e Veneto. Il governo ha sempre impugnato le singole leggi. Tutte Regioni guidate dal centrosinistra, tranne il Veneto, il governatore è il leghista Alberto Stefani. Ed ecco il corto circuito tra la Lega e gli alleati.
Ora parola alla Corte costituzionale, la quale ha più volte sollecitato il Parlamento a legiferare.
Luca Zaia, ex governatore e oggi presidente del Consiglio regionale, non si cruccia più di tanto: «Rispetto la decisione assunta dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge veneta sul fine vita. È una prerogativa costituzionale del Governo, che ha il diritto di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una norma regionale presenti profili di incostituzionalità. Come d’altronde è pienamente legittimo che i rappresentanti della Lega in Cdm non abbiamo partecipato al voto. Personalmente rivendico con convinzione la scelta compiuta dal Consiglio regionale del Veneto, che ho personalmente sostenuto e votato. Una scelta – prosegue Zaia – di responsabilità, di rispetto delle sentenze della Corte costituzionale e, soprattutto, di attenzione ai cittadini e alla loro libertà. Abbiamo voluto dare regole certe a situazioni già previste dal nostro ordinamento, evitando di lasciare soli i pazienti, le loro famiglie e i medici davanti a decisioni di straordinaria delicatezza. L’impugnazione rappresenterà un’ulteriore occasione di approfondimento giuridico».
Poi una critica: «L’Italia trascina da troppi anni un vuoto legislativo sul fine vita che nessun Parlamento è ancora riuscito a colmare». Ricordando la vicenda di Eluana Englaro e la sentenza della Consulta del 2019 sul caso di Dj Fabo, con le quattro condizioni 2rigorose” per la non punibilità dell’aiuto al suicidio, Zaia aggiunge che «da allora sono passati diciassette anni. Si sono succeduti Governi e maggioranze di orientamento diverso, ma una legge nazionale ancora non c’è. Ecco perché non considero questa una battaglia tra destra e sinistra. Su questioni così profonde le sensibilità attraversano tutti gli schieramenti, perché prima delle appartenenze politiche vengono le coscienze individuali».
La scelta del governo di impugnare la legge veneta sul Fine vita «è legittima», anche per l’attuale governatore Alberto Stefani, che rientra nelle attribuzioni del governo. «Sono convinto che questa legge così com’è stata emendata supererà il vaglio della Corte costituzionale. Anche perché è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni, che sono oggi oggetto di richieste di modifiche da parte della Consulta. La nostra legge invece guarda al favor vitae».
L’associazione pro Vita e Famiglia plaude al provvedimento del governo: «Bene ha fatto il Governo a impugnare la legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito, come chiesto da Pro Vita & Famiglia sin da quando la legge fu approvata a inizio settembre e nell’ultimo sit-in a Verona. Non solo è una norma profondamente disumana, che rischia di spingere alla morte migliaia di pazienti fragili, anziani e persone sole osserva Antonio Brandi, presidente dell’associazione – ma è incostituzionale ed è un tradimento da parte dell’amministrazione di centrodestra guidata da Alberto Stefani che, sulla chiara e netta spinta di Luca Zaia, ha provato a intraprendere una strada radicale e per questo lontana dalla volontà degli elettori veneti. Ora ci aspettiamo che il Governo faccia lo stesso con la simile norma sul fine vita approvata dall’Umbria lo scorso 22 ottobre e, a livello nazionale, investa sulle cure palliative e sull’assistenza per i milioni di cittadini malati, disabili e family caregiver che ne hanno diritto”.
«Il governo impugna anche la legge sul Fine vita del Veneto, amministrato dal centrodestra. Salvini non vota, Calderoli si oppone, Forza Italia chiede una legge nazionale. È il cortocircuito di una maggioranza divisa, prigioniera delle chiusure ideologiche della sua componente più oscurantista – accusa il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia – da anni chiediamo una legge nazionale, ma la destra ha bloccato il ddl Bazoli presentato unitariamente da tutte le opposizioni. Ora le Regioni cercano di dare risposte sulle sofferenze delle persone che chiedono il rispetto della loro dignità e il governo le impugna. Non si può invocare una legge nazionale e contemporaneamente impedire al Parlamento di approvarla. Né ostacolare le Regioni che cercano di colmare quel vuoto».



