Un’Europa sempre più esposta agli attacchi informatici, con sabotaggi che non puntano necessariamente a ottenere denaro, ma a creare disordine, interrompere servizi essenziali e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. Dai frigoriferi dei supermercati manomessi, con temperature alterate, alle celle di conservazione delle banche del sangue, fino ai falsi allarmi bomba che hanno provocato disagi al traffico aereo, gli episodi degli ultimi giorni mostrano un nuovo volto della minaccia informatica. Uno scenario che potrebbe diventare ancora più preoccupante con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
A lanciare l’allarme è Stefano Zanero, professore di Ingegneria informatica e Cybersecurity al Politecnico di Milano, che in un’intervista a Open ha analizzato la situazione e i rischi per il futuro. «È molto probabile un’escalation, e l’impatto dell’intelligenza artificiale sui cyberattacchi non lo stiamo ancora vivendo: lo tsunami deve ancora arrivare», ha spiegato.
Secondo il docente, le nuove tecnologie permetteranno anche ad aggressori meno esperti di realizzare operazioni offensive sempre più sofisticate, abbassando i costi e ampliando la platea di chi può compiere attacchi. Non si tratta soltanto delle tradizionali operazioni di criminalità informatica finalizzate a ottenere riscatti, ma anche di azioni riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida, attraverso cui soggetti legati a interessi statali possono destabilizzare un Paese colpendo attività e servizi utilizzati quotidianamente dalla popolazione.
Tra i punti più vulnerabili ci sono i sistemi di controllo industriale, spesso installati molti anni fa e difficili da aggiornare. Impianti produttivi, apparecchiature ospedaliere e sistemi di refrigerazione possono continuare a funzionare per decenni con tecnologie informatiche ormai obsolete. Una fragilità aggravata dalla difficoltà, soprattutto per le piccole e medie imprese, di sostenere i costi necessari per proteggersi.
Per Zanero, quindi, non basta che le singole aziende investano autonomamente nella sicurezza. Quando un attacco ha come obiettivo un servizio utile alla collettività, diventa fondamentale l’intervento dello Stato, attraverso una collaborazione tra pubblico e privato e il supporto dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Il professore invita inoltre a puntare sulla capacità di reagire rapidamente alle intrusioni. La prevenzione, infatti, non può garantire una protezione assoluta: servono monitoraggio continuo, sistemi di backup e procedure efficaci per ripristinare i servizi compromessi. È proprio quanto accaduto con le celle frigorifere delle banche del sangue, dove il controllo costante ha permesso di individuare tempestivamente la manomissione ed evitare conseguenze gravi.
Anche i cittadini possono contribuire alla sicurezza collettiva attraverso aggiornamenti regolari dei dispositivi e un utilizzo consapevole delle funzioni connesse, evitando di collegare alla rete apparecchi che non ne hanno realmente bisogno.
Infine, secondo Zanero, i responsabili dei recenti sabotaggi avrebbero già raggiunto almeno uno dei loro obiettivi: seminare paura e incertezza. «Se lo scopo era fare scompiglio, hanno fatto centro», ha concluso.
