Ucraina. Il vero scontro è sul concetto di sovranità. Che nasconde altro

giovedì, 24 Febbraio 2022
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Inaccettabile. E’ il commento di Usa, Francia, Inghilterra e tutti i componenti della Nato, improvvisamente ricompattati nello schierarsi contro Putin. E’ la solita riproposizione dello “schema anticomunista”, che dal dopoguerra in poi, ha coinciso con gli interessi americani.
E anche ora: Biden ha un’ossessione: deve rilanciarsi a livello internazionale, dopo il flop dell’Afghanistan e lo scarsissimo consenso interno; e lo fa, come da prassi consolidata, a costo zero per lui e a costo altissimo per noi. Infatti, ha già in mente la soluzione energetica ad uso e consumo per la nostra economia: basta comprare il gas che lui ci darà, pagando le sue navi che lo prendono dal Kuwait e dal Qatar. Ovviamente in alternativa al gas dell’odiato mostro russo.

Reggeranno le sanzioni? L’Europa ci ha abituati alle dichiarazioni di principio altisonanti, astratte, ideologiche, ma con poco respiro pratico. Basti pensare che la stessa Ungheria, filo-Putin, ha sottoscritto la condanna contro Mosca e le relative sanzioni da applicare.

Ma quando la punizione si dovrà certificare tecnicamente, certamente salteranno di nuovo le differenze e le esigenze concrete dei singoli Stati. A cominciare dal nostro, totalmente dipendente dalle importazioni energetiche.
Inaccettabile dunque, la parola politica di un Occidente sempre prono e succube delle strategie Usa. Ma questo inaccettabile è stato usato quando si violava la sovranità della Libia, della Siria, dell’Irak? Quando si legittimavano operazioni di aggressione militare e geopolitiche, nel nome della guerra umanitaria o di ingerenza democratica? Fregava qualcosa delle sovranità locali? E ora, al contrario, la sovranità dell’Ucraina è diventata di vitale e drammatica importanza per l’universo. Strano, anzi molto chiaro. L’argomento non c’entra nulla con la reale posta in gioco.

L’Ucraina, come ha detto Putin, è un’invenzione geografica di Lenin. Esattamente come molti Stati del Medioriente, che sono stati creati a tavolino dagli alleati (specialmente gli inglesi), vincitori del conflitto mondiale, ad esempio, il caso-Israele.
E allora, nel gioco pericoloso degli equilibri delle ex super potenze, eredi e orfane della guerra fredda, qual è il criterio che bisogna adottare adesso per parlare degli Stati satelliti da associare, o che ruotano intorno ad aree statuali più grosse?
Chi scrive ricorda la guerra delle Maldive e ha vissuto da corrispondente la guerra in Kosovo. I criteri imposti, rispetto al diritto internazionale, erano già allora differenti. C’era e c’è quello geografico che vincola le entità agli Stati vicini; c’è quello storico che si incentra sull’omogeneità culturale, religiosa, quasi etnica (in base al quale il Kosovo apparteneva alla Serbia); e quello politico, che si basa sul voto e sul consenso dei cittadini (in base al quale sempre il Kosovo apparteneva agli albanesi). Ecco, Putin (la sua ossessione) ha rivendicato l’omogeneità culturale, storica e religiosa che lega l’Ucraina alla madre Russia. Un principio che potrebbe rovesciare il moderno diritto europeo, riportandoci a dinamiche sperimentate, nel bene e nel male, nell’Ottocento e nel Novecento.
Bisogna vedere quale principio rivendicheranno oggi gli Usa e l’Europa. Senza farli valere a correnti alterne, solo per farli collimare con i loro interessi.

 

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