La guerra è il male assoluto. Ci rimettono i poveri, gli anonimi, le comparse della storia che poi sono i popoli, i cittadini, i sudditi. E soprattutto ci rimettono gli innocenti: i bambini, i fragili.
E sappiamo, ci siamo abituati ormai, che a ogni inizio delle ostilità parte la propaganda, quella peggiore e più professionale, più scientifica. Scendono in campo tutte le versioni possibili immaginabili, anche quelle che sfiorano il ridicolo e il grottesco, pur di conciliare interessi e valori, consenso e strategie. Tutto nel segno dello schema antico come il genere umano, “amico-nemico”, “bene-male”, “cattivi-buoni”, che connota per definizione gli scontri, da quelli politico-elettorali a quelli economici a quelli militari.
Un dramma nel dramma che si trasforma in tragedia, quasi comica.
Andiamo per ordine. La Rai, servizio pubblico, che manda in onda come sfondo del conflitto in Ucraina, un video-gioco del 2013 (ArmA3), tanto per colpire la pancia e la paura dei telespettatori e suscitare reazioni teleguidate. Per non parlare, poi, dei commenti in diretta di Lucia Annunziata e Antonio Di Bella che, a microfoni non spenti, hanno definito gli ucraini, anziché vittime, “camerieri, cameriere, badanti e amanti”. E qui il tema non è criticare mestieri, compreso quello dell’amante, che hanno una dignità, ma ribadire cosa c’è in realtà (una spocchia da superiorità etica), dietro il pensiero unico progressista, sempre attento al politicamente corretto, alla neolingua disinfettata, rispettosa delle diversità planetarie, da quelle sessuali a quelle etniche dei migranti.
E che dire del pianto greco del premier Draghi, che si è commosso per le scene di guerra, dall’alto di un pulpito di libertà che per primo ha tolto a milioni di persone, colpevoli di non aver aderito alla campagna vaccinista? Di certo l’Italia non ha brillato e non brilla in quanto a tutela dei diritti e delle libertà costituzionali. Non può dare i voti agli altri. Ma Super-Mario, infatti, ha sempre la ricetta salvifica in tasca: inviperito per la sua transizione ecologica che andrà nel cestino, da una parte, ha ringraziato gli americani (ci riforniranno il gas, da protagonisti seriali di guerre a costo zero per loro), e ha recuperato il carbone, smentendo la sua idea di modernizzazione verde (con buona pace degli ecologisti di casa nostra). Della serie, siamo uomini o caporali?
E come se non bastasse, è stato bastonato pure dal presidente dell’Ucraina Zelensky, ex comico, adesso consacrato eroe, su un primo appuntamento telefonico rimandato o cancellato (poi avvenuto): “La prossima volta cercherò di spostare l’agenda bellica per parlare con Draghi a un’ora precisa”.
Alla faccia della credibilità e dell’autorevolezza del nostro governo. Un’altra figuraccia che la dice lunga sul nostro ruolo in Europa e la nostra competenza, l’ha collezionata il ministro degli Esteri Di Maio, proprio sul concetto di diplomazia. Pure lui rimproverato dall’omologo russo Lavrov: “Non conosce la diplomazia, che per definizione agisce per allentare la tensione, non interviene dopo la tensione. La diplomazia non è mangiare piatti esotici”.
Ma se il governo piange, i partiti italioti non ridono. Salvini non sa più che fare per farsi perdonare l’internazionalismo sovranista e le felpe con la faccia di Putin. Al punto che, afflitto dalla nota “sindrome da legittimazione” per conciliare capra e cavoli (capra governativa e cavoli pubblici), si è recato davanti l’ambasciata dell’Ucraina a Roma e ha deposto un mazzo di fiori. E la Meloni? Si è messa a disposizione di Draghi (“pronti a collaborare”) per una risposta patriottica. E’ l’eterogenesi dei fini del sovranismo. Sarebbe bastato affermare che quel sodalizio con i vari Putin e Trump era all’insegna della sovranità dei popoli e per questo oggi si condanna la violazione della sovranità di uno Stato, come l’Ucraina. Punto. Non, contrizioni inutili o sbrodolamenti emotivi. La politica non è inseguire il sondaggio del momento. E smemoratezza liquida.
La sinistra è comica nella sua ideologia. Trova inaccettabile l’invasione russa e ha trovato accettabili (col silenzio) tutte le “guerre umanitarie” (dalla ex Jugoslavia, alla Libia, passando per l’Iraq e la Siria). Trova accettabile la perdita della libertà di milioni di suoi concittadini (i no-vax), ma poi guai a far perdere la libertà agli ucraini. Ideologia esotica.



