Il papa a Kiev? Perché Francesco non può accettare gli inviti

mercoledì, 23 Marzo 2022
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Venerdì prossimo il Papa consacrerà Ucraina e Russia al “Cuore Immacolato di Maria”. E’ questo un primo segnale di come papa Francesco creda nella pace, affidando alla Vergine Maria i due popoli belligeranti, dimostrando di tenere alla salvezza e al benessere di entrambi, affinché facciano cessare il linguaggio delle armi e possa prevalere definitivamente la diplomazia.

Ma intanto il pontefice è tirato per la giacchetta dalle autorità ucraine perché si rechi a Kiev. Prima l’invito del sindaco della città, l’ex campione del pugilato Vitaly Klitschko, con una lettera inviata lo scorso 8 marzo in Vaticano tramite il nunzio apostolico in Ucraina, poi quello del nuovo ambasciatore ucraino presso il Vaticano, Andriy Yurash.

Poi ieri, come annunciato su Twitter proprio dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede e confermato dalla sala stampa vaticana, c’è stato un nuovo colloquio telefonico tra Bergoglio e il presidente Zelensky, nel corso del quale Francesco ha ribadito di stare «pregando e facendo tutto il possibile per la fine della guerra». Zelensky dal canto suo ne ha approfittato per reiterare l’invito.

Al momento dal Vaticano è stata esclusa qualsiasi missione del papa in Ucraina, ma il pressing prosegue e non è detto che alla fine non possa ottenere successo.

Iniziamo con il dire che è sicuramente molto significativo il fatto che, ad invitare papa Francesco e ad individuarlo come una sorta di “ultima speranza” per la pace, non è un Paese cattolico, ma l’ultra ortodossa Ucraina, che in un drammatico momento come quello che il Paese sta attraversando sembra vedere nel capo dei cattolici, una sorta di leader del cristianesimo mondiale.

Papa Francesco è stato accusato da più parti di essere troppo “ambiguo”, il quotidiano francese “Le Monde” lo ha addirittura accusato di essere morbido con Putin, di aver condannato l’aggressione contro l’Ucraina ma senza colpire direttamente il presidente russo. Che cosa si pretendeva da Francesco? Che scomunicasse Putin? O che con toni da crociata incitasse gli ucraini a combattere e l’Occidente a dichiarare la guerra alla Russia?

Il Vaticano ha avviato tutti i canali diplomatici possibili e Bergoglio in persona sta trattando su ambo i fronti parlando con gli interlocutori che considera più affidabili.

Una visita di Francesco a Kiev in questo momento darebbe sicuramente tanta speranza al martoriato popolo ucraino e forse servirebbe a far cessare le ostilità per qualche ora o giorno; ma non servirebbe molto a favorire la pace. Anzi, accettando l’invito Francesco farebbe proprio il gioco di quanti vorrebbero usarlo contro Putin e lo stanno accusando di non puntare troppo il dito contro Mosca. Diverso sarebbe se Francesco si recasse prima a Mosca e poi a Kiev, o viceversa, ma ecco che tornerebbero le accuse di ambivalenza. Putin finora ha chiaramente dimostrato di non fidarsi dei leader occidentali ed europei considerandoli dei nemici e ritenendo molto più affidabili quelli orientali, ma si è ben guardato dal criticare il papa, anche quando nel corso dell’Angelus ha condannato l’aggressione contro l’Ucraina. Sa perfettamente che il Santo Padre non può ovviamente giustificare quello che sta facendo, ma al tempo stesso sa anche che resta un interlocutore importante, e per certi versi privilegiato, anche grazie ai buoni rapporti che ha con il patriarca Kirill.

Ma oltre che sul piano politico una visita del papa a Kiev potrebbe creare anche conflitti di carattere religioso, portando proprio alla rottura con il Patriarca Kirill, in lotta con la Chiesa ortodossa ucraina che ha separato i suoi destini da quelli di Mosca dopo il crollo dell’Unione Sovietica. A ciò si aggiunga che la comunità cattolica greco-ucraina è schierata con il governo e ha invitato il popolo a resistere e a difendere la Patria contro l’aggressore, creando inevitabili tensioni con le comunità ortodosse russe.

E’ ovvio quindi come in questo momento una visita di Francesco a Kiev non concordata con Mosca rischierebbe di essere controproducente sotto tutti i punti di vista, vanificando ogni possibilità di mediazione e rischiando di far finire anche il papa nella lista nera dei leader mondiali nemici della Russia. A chi gioverebbe? Non certamente a fermare il conflitto e le sofferenze del popolo ucraino.

L’unico aspetto positivo si potrebbe avere se la visita avvenisse di comune accordo fra Vaticano-Russia e Ucraina nell’ambito di una vera e propria missione diplomatica di pace. Questo non soltanto sarebbe importante ma addirittura auspicabile. E non è detto che alla fine non possa davvero accadere.

Ma per il momento la strada scelta dal pontefice è quella giusta: pregare per la pace, denunciare le atrocità della guerra,difendere il popolo ucraino ma evitando lo scontro frontale con la Russia; perché finchè c’è dialogo c’è speranza. E solo il papa a questo punto può davvero dialogare con tutti dimostrando di conoscere bene da che parte stanno i torti e le ragioni, ma nella consapevolezza che la Chiesa non può avere nemici. Del resto il pontefice che ha reso possibile il disgelo con la Cina, come potrebbe ora attestarsi la responsabilità di una rottura con la Russia e con il mondo ortodosso fedele a Mosca?

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