Ucraina. Tra le righe del discorso di ieri di Putin la sua nuova strategia

mercoledì, 13 Aprile 2022
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Il primo discorso di Putin fuori da Mosca, dopo la grande manifestazione dello stadio, è stato all’insegna della prudenza.

Ieri ha conservato la solita calma e sicurezza, ma di fatto ha preso atto, anche se non lo ha detto esplicitamente, che l’operazione speciale non sta andando come avrebbe voluto.
Prova ne è che questa volta ha circostanziato il suo interesse politico e i suoi obiettivi militari e geoeconomici, riducendoli al Donbass. Ma come? Una guerra così disastrosa e drammatica solo per presidiare, conservare una zona sostanzialmente già sua?

E’ ovvio che questo è il segno che l’invasione non è andata a buon fine. Oppure, altra tesi, è stata tutta una pressione cruenta per ottenere alla fine, con dei negoziati, il dominio reale di quella zona. Oscillando tra una sovranità piena o una soluzione modello-Tirolo.
Paradossalmente proprio ora, la diplomazia potrebbe riprendere fiato e recuperare terreno. Per due ragioni. Da una parte, Zelensky esce rafforzato come simbolo della resistenza patriottica e amico dell’Occidente. Non ha ceduto, non se ne è andato, non è stato sostituito da un presidente filo-russo, non ha promesso la neutralità rispetto alla Nato. E’ chiaro che in futuro qualche cosa dovrà cedere. Dall’altra lo zar, ha dimostrato che la guerra novecentesca non porta risultati, non ha conquistato l’Ucraina e si è indebolito come leader portatore di una visione identitaria europea antagonista al modello unipolare a guida Usa (si pensi al neo-espansionismo sovietico e al neo-imperialismo zarista che avrebbero previsto non solo il recupero dell’area ex-patto di Varsavia, ma pure la penisola balcanica, entrando in rotta di collisione con la Turchia, ex impero ottomano).

Ha vinto la Ue laicista, liberal? E’ presto per dirlo. Ma Putin commette un grave errore se continua a parlare, come ha fatto ieri, per l’ennesima volta di denazificazione dell’Ucraina. E’ come evocare uno spettro inesistente. La sua tipicità non è la presenza di gruppi ultranazionalisti in evidente incoerenza se difendono l’attuale Bruxelles (la patria del capitalismo come direbbero “pluto-giudaico-massonico”). Ciò che Putin dovrebbe combattere è l’occidentalizzazione di Kiev. Ma questa è un’altra storia.

Più convincente la parte del suo discorso circa l’ineluttabilità delle relazioni mondiali: nessuno può isolarsi né fare a meno degli altri. Segnale esplicito: senza il gas l’Europa non va da nessuna parte. Un invito, questa la parte più felice, a liberarsi della sua sovranità limitata, sempre al servizio di un atlantismo utile soltanto a New York e ai suoi interessi economici, politici, militari.
Se la fase-2 della guerra riguarderà proprio il Donbass, la fase-2 della diplomazia potrebbe ripartire dal suo discorso.

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