“Odio gli occidentali, voglio farli sparire”: è la frase shock pronunciata dall’ex presidente russo Medvedev.
Apriti cielo, sono due giorni che tv, giornali, politici, ministri si occupano della questione come se si trattasse dello scoppio della guerra nucleare. Qui, di bomba c’è solo una cosa: lesa maestà nei confronti del dio-Occidente, storicamente e geneticamente autocentrato, autoreferenziale, sia quando si esalta, sia quando si denigra. Ma guai se lo fanno gli altri. Rispolvera una spocchia, una superiorità da indomito e mai morto colonialismo (si legga razzismo de facto).
Di fronte agli “indignati speciali”, star dei media, o gli ossessionati dei sondaggi, che si stracciano le vesti, si potrebbero ricordare le frasi, non certo benevole ed educate, da Biden al nostro Di Maio (porco, macellaio, assassino), contro Putin e soci. Ma il tema non è questo: c’è di mezzo il pensiero unico. Che ha come fondamento il bene contrapposto al male, il nemico ben definito rispetto all’amico, il buono distinto dal cattivo.
E siccome la Federazione russa è il male, il male non può permettersi di giudicare o criticare il bene.
Un’impostazione religiosa, moralista della comunicazione che naturalmente esula dalle ragioni soggettive e oggettive del conflitto in Ucraina (invasore-invaso). Uno schema che abbiamo già vissuto, e molto probabilmente rivivremo, quando scatterà la prossima accelerazione “vaccinista”.
Un esempio su tutti: gli odiati, “decerebrati” no-vax che si sono permessi, a suo tempo, di schifare il sangue dei vaccinati (tesi per altro, folle, non supportata scientificamente).
Anche qui, però dal punto di vista “psico-mediatico”, lesa maestà. I buoni, giusti e perfetti che vengono esecrati, schizzati dal male, dai cattivi no-vax.
Semplificando, quindi, è uno scontro, sia nel primo che nel secondo caso, tra pensiero unico e contro-pensiero unico. Che non c’entra con il confronto democratico, la dialettica, l’approfondimento di tesi con pari dignità, il buon senso, la ragione, il rispetto.
Ma ciò che interessa approfondire, oltre alla naturale propaganda russa speculare a quella degli Usa e degli europei, è la ragione che ha spinto Medvedev agli insulti. E qui l’argomento è interessante. Sono le sanzioni che lungi dal massacrare solo Mosca condizioneranno pesantemente le nostre economie di belligeranti. “Ora gli europei – ha tuonato – dovranno setacciare il mondo alla ricerca di materie prime della stessa qualità. In tal modo, dovranno affrontare una carenza di alcuni tipi di carburante, come il diesel, necessario per i camion e le attrezzature agricole. E sanno che dovranno ancora trovare schemi ‘”grigi” per ottenere le nostre materie prime, in qualche modo pagarle, aggirando le loro stesse idiote sanzioni”.
Cosa c’è di perverso in tale ragionamento? Lo diciamo noi: la critica strutturale alle sanzioni, che denotano la cecità di noi alleati “atlantici”. E la poca lungimiranza dei nostri governi, sempre proni al servilismo (da primi della classe) verso gli Usa e le decisioni di Bruxelles, ma indifferenti nei confronti delle condizioni di vita dei rispettivi cittadini. “Gli imbecilli europei nel loro zelo – ha continuato l’ex presidente russo – hanno dimostrato ancora una volta di considerare i propri cittadini, i propri affari, come nemici non meno dei russi”.
A questo punto, se non reagiamo come popoli europei e come italiani (costringendo i governi, a partire dal nostro, a frenare sull’invio delle armi, e a non insistere nel comminare sanzioni scriteriate che si rifletteranno drammaticamente solo contro di noi), ci meritiamo la patente di imbecilli.
Dulcis in fundo, l’ultima frase: “Gli occidentali sono dei degenerati”.
Beh, una riflessione sul tasso di civiltà e progresso culturale e reale dell’Occidente, magari in un’altra sede, prima o poi andrà fatta. Seconda domanda: siamo ancora gli stessi della guerra fredda (con gli schieramenti ben chiari)? Da una parte, il comunismo, la dittatura, il materialismo, il collettivismo, e dall’altra, la libertà, la democrazia, i valori religiosi combinati col liberismo? Oppure siamo un continente in mano a lobby economiche, a caste tecno-bancarie che stanno progressivamente commissariando la democrazia (si vota poco, e da noi, uno su due, non si riconosce nella rappresentanza); siamo in mano a Stati tendenzialmente etici, modello quasi-cinese (da ultimo etico-sanitario), dove il relativismo, il laicismo, la “società delle pulsioni dell’io” (dove ogni desiderio deve diventare un diritto), imperano?
Infine i numeri: basta andarsi a leggere il numero di aborti, consumo di droga, alcol, psicofarmaci etc.
Da noi c’è l’Eden che non si può criticare? Ecco, un po’ di umiltà sia ad Est che ad Ovest.



