Emergenza energetica: cause e rimedi (che non ci sono)

venerdì, 14 Ottobre 2022
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La recessione non è un rischio, ma una prossima realtà: il rincaro dei costi dell’energia elettrica e delle fonti di riscaldamento non potranno essere arginati da alcun Governo che entrerà in carica a fine ottobre, quando il freddo sarà alle porte.

Manca, in Italia, un Piano Energetico Nazionale che possa puntare a diversificare le fonti e la nostra dipendenza da Paesi politicamente instabili: la Politica ha scelto di non scegliere, mentre le proposte provenienti dal mondo dell’associazionismo, della scienza e della tecnica sono rimaste inascoltate. Con i Circoli dell’Ambiente avevamo presentato un Piano alla Camera dei Deputati nell’ormai lontano 2017: mesi di studio ed analisi dei dati avevano evidenziato che il giusto mix energetico può derivare solo dal rilancio del rinnovabile domestico, dalla valorizzazione energetica dei rifiuti e dalla costruzione delle centrali nucleari, pur nella consapevolezza che anche una percentuale di fonti fossili rimane ineliminabile.

Nella giornata di ieri è arrivata, in conferenza stampa, la proposta di Carlo Calenda (già Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Renzi, giova ricordarlo, con piena facoltà e strumenti per intervenire nelle politiche energetiche nazionali dal 2016 al 2018): ho faticato a ritrovarne il contenuto, ma pare abbia proposto un tetto nazionale alle bollette, con un intervento a copertura del differenziale da parte dello Stato. Il nuovo Governo dovrebbe, dunque, copiare almeno in parte quanto fatto dalla Germania, che nel mentre ha, però, anche riavviato le centrali a carbone, per alleggerire la dipendenza dal gas russo.

D’obbligo è una preliminare analisi sulle cause di questa emergenza: da un lato, la rincorsa thunberghiana alla lotta ai cambiamenti climatici (nonostante la pandemia abbia evidenziato che il lockdown mondiale, con conseguente riduzione significativa delle emissioni di CO2 in atmosfera, non ha portato alcun beneficio evidente), con il relativo sistema degli oneri a carico dei produttori, ripartiti sui consumatori; dall’altro, evidentemente, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le sanzioni a quest’ultima e la tensione venutasi a creare con l’UE.

Ciò vuol dire che non vi è, alla base dell’incremento insostenibile dei prezzi, una carenza di materia prima, una diminuzione dell’offerta, ma solo una mancanza di pianificazione, una errata gestione politica, un rifiuto aprioristico verso la fonte nucleare (che al momento consente alla Francia di avere un prezzo molto più basso per il kw/h, ricavando solo il 6,5% della propria energia elettrica dal gas, a fronte del nostro 49%) e la speculazione. E Meloni ha già annunciato che vuol combattere la speculazione, non alimentarla con soldi pubblici.

Alfonso Maria Fimiani
Presidente Circoli dell’Ambiente

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