Lorenzo Fontana è stato eletto presidente della Camera, e così abbiamo scoperto che esiste oggi una nuova categoria in Italia da discriminare, emarginare, ghettizzare, disprezzare, denigrare: quella del cattolico cosiddetto conservatore.
Fontana ha questo imperdonabile torto, di essere per sua stessa autodefinizione un “cattolico tradizionalista”, di citare San Tommaso d’Aquino nel suo discorso di insediamento, di essere stato un ministro della Famiglia che si è battuto per il primato della famiglia naturale, che non ha mai discriminato le coppie Lgbt ma ha sempre ribadito che l’unica famiglia riconosciuta dalla Costituzione è quella composta da padre, madre e figli, e che quella formata da persone dello stesso sesso non può beneficiare di questo stesso status. Si è poi dichiaratamente espresso contro l’aborto, ha difeso il diritto dei medici anti abortisti all’obiezione di coscienza, è stato in prima linea nell’organizzazione del Forum mondiale della Famiglia di Verona, e non ha avuto timore di dire che la 194 va riformata perché troppi nascituri in questi anni non sono venuti al mondo a causa di una legge impostata e attuata male. E dulcis in fundo ha sostenuto ripetutamente che la grande emergenza dell’Italia e dell’Europa non è l’omofobia ma il crollo della natalità.
E così da ieri ecco che politici dell’opposizione, soprattutto dem e grillini, intellettuali, giornalisti, influencer social stanno urlando all’allarme democratico, perché la terza carica dello Stato è occupata da un cattolico definito integralista (ma non lo sono forse anche loro quanto pretendono di imporci la loro visione di società libertaria) e questo rappresenterebbe un grave pericolo per l’Italia. Anche una parte degli azzurri non ha mancato di esprimere riserve sull’esponente della Lega (infatti dalla maggioranza sono mancati una decina di voti) con Giorgio Mulè che, intervistato proprio sulle posizioni marcatamente cattoliche di Fontana, si è sentito in dovere di assicurare che “Forza Italia vigilerà”.
Guai ad andare contro il pensiero unico che vorrebbe anche imporci come essere o non essere cattolici. Era già accaduto con Irene Pivetti eletta presidente della Camera nel 1994; anche lei leghista e bollata dai media come cattolica integralista. Subito “messa in croce” per aver affidato l’Italia, nel suo discorso inaugurale, alla protezione di Dio e della Vergine Maria.
Con Fontana si sta ripetendo lo stesso copione, ovvero la demonizzazione verso un politico cattolico che orgogliosamente si definisce tradizionalista, e che non ha nessun imbarazzo o timore nell’andare controcorrente rispetto all’omologazione culturale pro aborto, pro ideologia Lgbt, pro eutanasia, pro droga libera, un politico che orgogliosamente vuole difendere l’identità dell’Italia dal fanatismo multiculturalista ecc.
Così abbiamo scoperto che il buon cattolico, quello cui si può anche concedere il diritto di presiedere le Camere, è il cattolico modello Nicola Mancino, o Romano Prodi, o lo stesso Enrico Letta, ovvero i cattolici che vanno a messa la domenica, parlano della Dottrina Sociale della Chiesa quando vanno nei convegni dei preti o delle Acli, ma che poi tengono nettamente distinta la fede dalla politica, la sfera religiosa da quella istituzionale, difendendo la laicità dello Stato e proclamandosi orgogliosamente “cattolici adulti” (come appunto fece Prodi) per rimarcare la loro autonomia dalla Chiesa. Quelli che sui temi etici si lavano le mani, lasciando che sia il Parlamento a decidere senza condizionamenti o interferenze, concedendo al massimo la libertà di coscienza ai parlamentari cattolici ma evitando le barricate per difendere la vita umana, la famiglia naturale, la scuola cattolica, puntando al compromesso. Che parlano di Dio soltanto nel privato o in chiesa, ma mai nell’attività pubblica.
I denigratori di Fontana sono gli stessi che portano in trionfo don Giulio Mignani il parroco di Bonassola sospeso a divinis dal proprio vescovo per aver benedetto le famiglie arcobaleno e che va in televisione a dire che la Chiesa deve modernizzarsi, deve affrancarsi dal tradizionalismo e parlare il linguaggio della contemporaneità, adeguandosi ai tempi e alle mode che sono cambiate, anche per ciò che riguarda il concetto di famiglia.
Il termine cattolico tradizionalista in Fontana diventa sinonimo di omofobo, fascista, razzista, xenofobo, filo Putin, filo Orban. Per averne un’idea basta leggere il tweet di Alessandro Zan l’ideatore della legge contro l’omotransfobia contro la quale il neo presidente della Camera si è battuto nella precedente legislatura: “La destra vuole eleggere un Presidente della Camera amico di Putin, contro i diritti delle donne, omofobo. Lo scivolamento verso Orban inizia affidando il Parlamento a due figure divisive e reazionarie. L’ossessione della destra contro i diritti emerge già nei primi due giorni”. Una specie di “serial killer” insomma.
Guai ad essere cattolici conservatori o tradizionalisti che dir si voglia, si diventa pericolosi integralisti. Il vero cattolico amato dal mainstream, dai salotti radical chic, dalle lobby Lgbt è quello remissivo, taciturno, che appunto prega in privato, chiuso nella propria stanza o in qualche cappella, e lascia che il mondo proceda secondo la logica del pensiero unico, ovvero seguendo come unica religione tollerata il laicismo.
Eh già, perché poi gli stessi sacerdoti del pensiero unico che vorrebbero insegnarci come essere dei bravi, buoni e presentabili cattolici, sono poi quelli che in nome della laicità dello Stato pretendono di cancellare le radici cristiane dei popoli, di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche e dai luoghi pubblici e di sradicare ogni valore religioso dalla politica e dall’azione dei governi.
L’elezione di Fontana e le reazioni indignate che sono seguite, ci fanno sperare che un altro mondo, un altro pensiero, un’altra forma di società libera dal conformismo e dalla dittatura del relativismo, fintamente democratico ma sostanzialmente intollerante, è ancora possibile. E soprattutto che c’è ancora spazio e dignità per un cattolicesimo “militante” che lotta per non lasciarsi omologare.



