Anche se ufficialmente non ci sono ancora candidati alla segreteria del Partito Democratico, sembra che il Governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini sia il grande favorito del congresso, quello che otterrebbe il maggior consenso.
Repubblica riferisce di due sondaggi che incoronerebbero Bonaccini come sicuro successore di Enrico Letta. Il primo realizzato da Demos vedrebbe il governatore emiliano primo col 26% dei consensi, seguito dalla sua vice Elly Schlein, mentre il secondo dell’Istituto Piepoli lo darebbe addirittura al 49%. Al momento la segreteria sembrerebbe dunque una partita fra “emiliani-romagnoli” visto che in ballo ci sarebbero proprio Bonaccini e la Schlein, governatore e sua vice (quasi) dimissionaria dopo l’elezione in Parlamento. I due però sono candidati soltanto sulla carta, ovvero quella dei giornali, visto che entrambi fino ad oggi sono stati indicati come i più gettonati e intorno ai quali raccogliere i maggiori consensi. Ma bisognerà poi vedere concretamente se saranno davvero loro due a contendersi effettivamente la segreteria.
Bonaccini dovrebbe essere sostenuto dalle correnti moderate del Pd, compresa Base Riformista che raccoglie gli ex renziani, e soprattutto dai territori visto che sta puntando tutto sul superamento della centralità romana per dare più spazio agli amministratori locali,considerando che è proprio nei comuni e nelle regioni che il Pd continua a vincere e ad avere una solida classe dirigente; e se ne è avuta una riprova anche alle ultime elezioni politiche, dove è stato chiaro che i dem hanno retto botta proprio laddove è meglio percepito e gradito il buongoverno dei territori, l’Emilia Romagna in primis.
Elly Schlein invece raccoglierebbe il consenso dell’ala sinistra del partito, piace ad Enrico Letta e ad Andrea Orlando ed in più è giovane ed è donna ed è considerata un’ottima competitor di Giorgia Meloni. Però come detto si tratta di candidature puramente mediatiche, visto che ufficialmente l’unica ad essersi finora candidata è stata Paola De Micheli la cui discesa in campo però è stata accolta con molta freddezza al Nazareno, per non parlare di totale indifferenza. Per altro stando ai sondaggi sopra citati l’autocandidatura dell’ex ministro non avrebbe trovato forte appeal fra la base dem, come non l’hanno riscontrato nemmeno il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e quello di Bari Antonio Decaro, che nelle scorse settimane avevano entrambi manifestato la disponibilità a candidarsi a capo di una possibile cordata dei sindaci.
Intanto Elly Schlein, che non è ancora iscritta al Pd avendo stracciato a suo tempo la tessera in disaccordo con le politiche sul lavoro del governo Renzi, sembra aver iniziato la sua campagna elettorale dando la sensazione di accarezzare seriamente l’idea di guidare quello che, secondo gli ultimi sondaggi, potrebbe non essere più il primo partito dell’opposizione, visto che il Movimento 5Stelle gli sta sempre più alle costole. Almeno in Parlamento però, e alla luce dei risultati del 25 settembre, il primato appartiene ancora ai dem che però già dalle prime uscite non hanno dato grande prova di unità, compettezza e soprattutto credibilità. Sta di fatto che la Schlein è prontamente scesa in campo per condannare il soccorso dell’opposizione a La Russa e lo ha fatto con la stessa carica di indignazione che mostrò contro i 101 franchi tiratori che impallinarono Romano Prodi nella corsa al Quirinale del 2013. Lei che di Prodi è una grandissima estimatrice fu promotrice di una forte mobilitazione di protesta contro i traditori che avevano impedito all’ex premier di salire al Colle. E oggi si mostra altrettanto indignata per i “traditori” che hanno consentito a La Russa di ricoprire la seconda carica dello Stato.
Messaggi che molti hanno interpretato come indirizzati all’interno del Pd, visto che è ormai matematicamente provato che l’aiutino a La Russa non può essere arrivato soltanto dalle parti del Terzo Polo dove per altro tutti continuano a chiamarsi fuori e a giurare di aver votato rigorosamente scheda bianca. E’ sempre più probabile che i voti possano essere arrivati dal Pd per logiche e dinamiche che intrecciano inevitabilmente anche la partita congressuale. E la Schlein ne ha subito approfittato per rimarcare che il “suo” Pd non farà sconti alla destra.
Va detto che fra i dem c’è chi non vede di buon occhio Bonaccini e teme che la candidatura della Schlein, considerata troppo di sinistra, possa agevolarlo nella corsa. Per questo si starebbe cercando un nome meno divisivo, come quello dell’attuale sindaco di Firenze Dario Nardella, ancora di più oggi che ha rotto il sodalizio politico con Matteo Renzi. Non a caso il leader di Italia Viva da tempo sta criticando apertamente l’operato del suo successore sotto vari aspetti, non ultima la polemica sugli autovelox e sulle troppe multe elevate dal Comune nei confronti degli automobilisti anche per superamenti di velocità minimi.
Bonaccini infatti potrebbe pagare il sostegno di Base Riformista, la corrente degli ex renziani, che sogna la riunificazione con il Terzo Polo e soprattutto è contraria all’alleanza con i 5Stelle. Alleanza che però Bonaccini non esclude e anzi ha definito necessaria nella costruzione di un’alternativa, senza però chiudere le porte al dialogo con Renzi e Calenda. Insomma l’idea di un nuovo campo largo riveduta e corretta. E chissà che al governatore emiliano non riesca ciò che non è riuscito a Letta. Ma c’è chi fa notare che anche Nardella potrebbe trovare sponde fra gli ex renziani e ci sarebbero stati già contatti con Andrea Marcucci per sondare un’eventuale disponibilità.
Intanto però i tempi stringono e diversamente dalla volontà di anticipare la data del congresso prevista per marzo, la macchina organizzativa stenta a mettersi in moto. Lentezze che a sentire i bene informati starebbero facendo perdere la pazienza a Bonaccini che vede dietro i ritardi un tentativo evidente di logorarlo, come avviene puntualmente a chi si espone troppo presto finendo per essere bruciato. Per questo non ha ancora ufficializzato la sua corsa e non è detto lo faccia se capirà che saranno in molti pronti a sbarrargli la strada.



