Il pacifismo, movimento in crisi o filosofia da rivalutare?

sabato, 22 Ottobre 2022
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La teoria contemporanea ha individuato 5 gruppi pacifisti principali: gli assolutisti, i militanti, i pacifisti condizionali, i selettivi e i pacifisti attivisti. All’interno di questi gruppi troviamo movimenti come la Rete Italiana Pace e Disarmo, i pacifisti cattolici, i pacifisti ecologisti (meglio conosciuti come i “verdi”) e movimenti internazionali come l’Anti-war movement. Queste associazioni sono spesso state accusate di schierarsi a correnti alterne, a seconda se la guerra rientri o meno nei loro schemi, eppure, al momento attuale, sembrano essersi tutti riattivati per la guerra in Ucraina. Sono state infatti organizzate numerose manifestazioni in tutto il mondo. La maggior parte delle quali sono state pacifiche e supportate dai governi locali. Tuttavia, manifestazioni come quelle in Russia (a febbraio in particolare) hanno portato all’arresto di oltre 6000 cittadini russi, molti dei quali giovani studenti che sono poi stati mandati in territorio ucraino.

La filosofia del pacifismo, per quanto abbia radici estremamente antiche, è in realtà entrata al centro del dibattito pubblico solamente negli ultimi decenni. Dagli antichi greci fino alla seconda guerra mondiale, il conflitto e la guerra sono sempre stati considerati gli strumenti principali per risolvere i dissidi tra popolazioni e all’interno della società.

Negli ultimi anni abbiamo indubbiamente visto una nuova evoluzione all’interno della morale pacifista, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 le popolazioni sono scese sempre più frequentemente in piazza per la pace tra le culture, in particolare tra quella occidentale e quella islamica.

Nonostante ciò, numerose critiche sono giunte nei confronti dei pacifismo, le battaglie del movimento infatti sembrano essersi sempre concentrate unicamente sui conflitti riguardanti i paesi occidentali, senza mai scandalizzarsi per i numerosi scontri negli stati africani e asiatici. A dirla tutta, anche la stessa concezione del “pacifismo” non ha mai del tutto convinto i pensatori contemporanei. Tutti i cittadini, o quasi, possono essere intesi come pacifisti, nessuno vuole infatti vedere i fantasmi della guerra a casa propria, ma sembra ad oggi sempre più accettata la divisione tra “guerre giuste” e “guerre sbagliate”. Ad esempio, una

concezione generalmente condivisa è che la guerra giusta sia quella dell’Ucraina mentre la guerra sbagliata sia stata iniziata dalla Russia. I primi si stanno infatti difendendo dagli invasori, mentre i secondi si sono macchiati di una serie di delitti e crimini internazionali attaccando il popolo di Zelensky.

I pacifisti sono scesi in piazza per gli ucraini, richiedendo a gran voce l’aumento degli aiuti all’esercito di Kiev. Eppure, questa richiesta sembra andar contro la filosofia stessa del pacifismo, la morale di suddetto pensiero infatti ripudia con tutta se stessa l’utilizzo di armi. Il dibattito pubblico quindi entra nel vivo se si pone il quesito: l’Ucraina avrebbe dovuto usare un approccio “gandhiano” all’attacco russo o l’unico metodo di difesa possibile era la difesa totale, dove la totalità della popolazione ucraina si è detta pronta a impugnare le armi pur di evitare un ingresso russo nella capitale?

Difficilmente si riuscirà mai a dare una risposta a questo quesito, certo si potrebbero criticare i politici che hanno sfruttato questo dibattito durante la campagna elettorale, fattispecie che ha ulteriormente abbassato il livello della campagna mediatica. Viene quindi proposta un’altra domanda, la cui risposta sembra però essere meno complessa: è possibile che una delle principali forze parlamentari sia contro l’invio di armi al popolo ucraino? ai lettori l’ardua sentenza.

I pacifisti sono, come tutti i movimenti, divisi all’interno. Questa divisione nasce principalmente da due ideali intrinsechi del pacifista, il primo, quello religioso, porta la visione anti-belligerante ad essere accompagnata da una filosofia normalmente biblica o comunque inerente ai testi sacri della religione alla quale si appartiene. Il secondo ideale, è quello politico, il pacifista di sinistra avrà infatti una visione diversa rispetto a quello di destra, con due fini e due mezzi totalmente opposti in molti casi. L’ultimo esemplare è il pacifista totale, il quale non è legato a nessun credo, né religioso né politico, ma proprio per questo motivo risulta spesso il meno pacifista di tutti o, almeno, il pacifista meno coinvolto nelle proteste.

Concludendo, la cultura pacifista ha avuto indubbiamente una crescita esponenziale in questi ultimi anni, ma ci siamo ormai resi conto che una pace totale non può esistere. Gli Stati possono tentare di ottenere una stabilità interna, ma nessuno darà mai la garanzia che un attacco di

matrice terroristica non colpisca la capitale. Allo stesso modo, la cooperazione internazionale può estendersi sempre maggiormente, ma la storia, come si sa, è un ripetersi costante di eventi uguali o simili e i conflitti irrisolti in tutte le parti del mondo sono pronti a scoppiare nonostante tutto.

DI RICCARDO MARIA LOSACCO

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