Maggioranza e opposizione, nella loro attuale comunicazione tv e social, soffrono di una malattia e di una nostalgia molto profonde.
Da un lato, il ricordo di quando la politica era nobile, legata a categorie ben precise e salde (quindi, l’omogeneità culturale era fondamentale per la governabilità coerente); i partiti erano la vera cinghia di trasmissione della società e le ideologie erano il collante tra elettori e Stato; rispondevano a visioni alte, competenze reali, selezione della classe dirigente (le famose scuole di formazione).
Stiamo parlando della prima Repubblica. Con qualche timido accenno residuale nella seconda. Effetto virtuoso di un passato totalmente sparito oggi, in piena era della rete-sovrana, dei sondaggi e delle pulsioni della pancia senza idee. Solo mistica del consenso che dura un attimo; e della liquidità, della mera narrazione, lontane parenti della verità.
La nostalgia l’abbiamo descritta. La malattia è che non si esce dallo schema “amico-nemico”, “bene-male”, figli dell’attuale quadro sociale e istituzionale.
Si difende o si attacca il governo richiamando antiche contrapposizioni ormai morte e sepolte, come la legalità, la moralità, la trasparenza, l’etica, l’antifascismo, l’anticomunismo, la povertà, i garantiti, gli europeisti, i sovranisti etc. Sono solo slogan mediatici.
Voi pensate che a qualcuno interessi veramente, sia a destra che a sinistra, fare pulizia a proposito del Qatar-gate, o della vicenda che ha coinvolto la famiglia del rosso-verde Soumahoro, o criticare con onestà intellettuale e senso patriottico la manovra della Meloni? L’obiettivo è unicamente strumentale: nel primo caso, screditare la sinistra, scardinando i suoi dogmi religiosi (il professionismo dell’umanità, della solidarietà, le Ong, l’immigrazione universale, il mito della Ue); e nel secondo, demolire la destra, sinonimo di evasione fiscale, egoismo economico, razzismo, omofobia, illegalità, incompetenza, scelta per errore popolare etc.
Tutto ciò a che vedere con una foto e una sostanza che in pochi ammettono: i partiti sono diventati da decenni enti commerciali, occupano dei brand e agiscono soltanto per soddisfare, incrementare, potenziare il loro target. La speranza minima è che nella loro azione specifica facciano qualcosa per soddisfare, gratificare il target di appartenenza. La comunicazione politica che ci investe, è solo narrazione finalizzata al consenso e l’azione politica è finalizzata alla prassi, al reale possibile. La verità non esiste, né il rispetto dei programmi elettorali.
Quindi, i partiti sono enti commerciali e portatori di interessi.
Ci scontriamo a vuoto per il contante, il Pos, nel nome di valori difesi o traditi? Ridicolo. La destra rappresenta i commercianti che non vogliono pagare le commissioni alle banche, la sinistra rappresenta le banche. Semplice.
Ci demoralizziamo per la Ue ostaggio dei 14mila lobbisti e per lo scandalo delle mazzette o per la carne prodotta in laboratorio? Ma Bruxelles è questo fin da quando è nata. Un coacervo di interessi economici, finanziari, bancari, più o meno opachi che si impongono sui parlamentari “amici” e a cascata, sugli Stati-membri. Basta scorrere l’elenco denominato albo della trasparenza (la forza della neolingua).
Pessimismo? No presa d’atto.



