Finalmente l’Europa ci dà ragione sul gas

martedì, 20 Dicembre 2022
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Meno male che c’è l’Europa. È quello che deve aver pensato ieri Giorgia Meloni al raggiungimento dell’accordo sul price cap europeo sul gas, confrontando questo successo internazionale con le beghe di casa, dove si è litigato per settimane sul testo della Finanziaria, che si appresta ad arrivare oggi a Montecitorio per la prima votazione parlamentare.

La Manovra arriverà orba di una riforma della quale si è parlato tantissimo proprio per volere di Bruxelles, quella sui pagamenti col Pos non obbligatori per gli acquisti fino a 60 euro. In un primo momento, di fronte alle critiche della Commissione europea, che alla digitalizzazione dei pagamenti aveva ancorato parte dei fondi del Pnrr destinati all’Italia, la Meloni aveva provato a giocarsi la carta del mercanteggiamento. Facciamo limite dimezzato a 30 euro e siamo tutti contenti. Ma niente, dalla Ue hanno spiegato che quella era una questione di principio, i pagamenti senza banconote devono essere liberi sempre e per tutti, e alla fine si è concluso che l’unica soluzione era togliere la tanto discussa norma.

La solita Europa matrigna? Mica tanto, visto che contemporaneamente Giorgia portava a casa un enorme successo per l’Italia, quel tetto al prezzo del gas inseguito senza successo da Draghi per l’ultima parte del suo mandato. Il meccanismo entrerà in vigore dal prossimo 15 febbraio e impedirà che il gas venga a costare più di 180 euro a megawattora (attualmente siamo intorno ai 105 euro). Il risultato non era affatto scontato per la contrarietà dell’Olanda, che dagli aumenti di prezzo ha tutto da guadagnare visto che la borsa del gas si trova ad Amsterdam, e della Germania, che a quasi un anno dall’inizio del conflitto continua a essere terrorizzata dalla capacità di Putin di fermare le fabbriche tedesche. Dato che raramente a Bruxelles si muove qualcosa senza il volere di Berlino, sembrava proprio che questo accordo fosse destinato a restare lettera morta.

E invece il gruppo di pressione a favore della misura, capitanato proprio dall’Italia con il supporto di alleati piccoli ma combattivi come Belgio e Grecia, è riuscito a forzare la mano della Commissione ottenendo prima che la proposta venisse discussa e poi che fosse approvata. Una grande vittoria per il nostro paese, e quindi per questo governo, che ha continuato l’opera di pressione iniziata da Super Mario. Le parole a caldo della Meloni misurano insieme la soddisfazione e la stanchezza dovuta alle fatiche necessarie per raggiungere l’obiettivo: «L’accordo raggiunto sul prezzo del gas – ha commentato – è una vittoria costruita con molta pazienza. Una battaglia sulla quale l’Italia è andata avanti con determinazione».

Tanto soddisfatta che sull’aereo di rientro da Bruxelles, dopo aver parlato col commissario all’Economia Paolo Gentiloni, si era già convinta che non valeva la pena andare allo scontro sul Pos. Con un pizzico di cinismo ha concluso che eventuali proteste per la cancellazione delle norme sui contanti sarebbero state addebitate alla solita Europa cattiva, non certo a un governo che ha fatto una promessa che sapeva sarebbe stato difficilissimo mantenere. Anzi, il Corriere della Sera riporta proprio il virgolettato di un ministro rimasto anonimo, secondo il quale «È Bruxelles che ha bocciato la misura, non siamo stati noi, e questo dato, dal tabaccaio come nel negozio di qualsiasi commerciante, è quello che conta».

Si conferma insomma la vecchia strategia del centrodestra; quella di scaricare le difficoltà sull’Europa, salvo poi festeggiare quando c’è da ricevere i miliardi del Pnrr o incassare il sì al tetto del gas.

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